A un mese dalla Faradda esplode la crisi nel gremio dei Muratori a Sassari. Si sono dimessi dalla corporazione Marco Ciarula, vicepresidente, e Antonio Sechi, obriere di Candeliere, lasciando la carica di consiglieri del consiglio direttivo.

La motivazione va letta, come spiegano loro stessi in un comunicato, nei dissidi che vanno avanti da tempo con il presidente del gremio, Antonio Pistidda. A cui erano stati chiesti chiarimenti, anche via Pec, scrivono, «sotto l’aspetto amministrativo, contabile e soprattutto umano», pure per conto dei soci Fabio Deriu, obriere di bandiera, e Francesco Pettenadu, socio eletto.

Nei giorni scorsi è stato poi convocato il consiglio direttivo a cui erano presenti anche gli avvocati delle rispettive parti, Attilio Pinna per l’organo gremiale, Alessandro Fiori per Ciarula e Sechi.

Durante la discussione, durata due ore, sono state contestate agli ultimi due condotte ritenute molto gravi dai rappresentanti dei Muratori. In questo lasso di tempo sia il vicepresidente che l’obriere hanno avuto modo di rispondere nel merito decidendo alla fine di dimettersi.

Al termine del confronto il consiglio direttivo, composto da tre membri, ha deliberato all’unanimità l’espulsione di Ciarula e la sospensione per un anno dal gremio di Sechi.

«La decisione presa dai tre membri del consiglio direttivo- si riporta nella nota stampa degli esclusi- sarà impugnata in tribunale perché si considera ritorsiva e strettamente collegata alla richiesta di maggiore trasparenza nella gestione dell'organizzazione gremiale».

Nel frattempo il consiglio direttivo ha notificato agli interessati la decisione e concessi altri 20 giorni, anche se si slitterà a settembre, per ulteriori osservazioni come prevede lo statuto del Gremio.

«Le nostre richieste sono chiare- comunicano intanto i “ribelli”- verbali, bilanci, valorizzazione delle risorse umane presenti e di quelle che hanno manifestato il desiderio di rientrare, oltre che il pieno reintegro dei soci Ciarula e Sechi oggetto di provvedimento disciplinare».

In più sollecitano le dimissioni di Pistidda, il quale preferisce invece non commentare riferendo solo il proprio dispiacere per quanto sta accadendo e annunciando che, sia lui che il direttivo, avranno occasione di difendersi. E ora, falliti i tentativi di conciliazione con la curia sassarese e altri intermediari, il rischio è che il tutto si trascini in tribunale.

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