Allarme cocaina a Sassari: «I giovani iniziano a 12 anni, a quindici già dipendenti»
Paolo Milia del Serd di Sassari: «Aumento vertiginoso anche del consumo di crack. Rischi altissimi per la salute e per l’equilibrio mentale dei ragazzi»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Quindicenni cocainomani: l’allarme parte da Sassari, dove sono duemila le persone assistite dal SerD, il servizio per le dipendenze gestito dall’Asl.
«Cominciano a 12/13 anni - riferisce Paolo Milia, psichiatra, direttore del SerD e del Dipartimento di salute mentale e dipendenze dell’Azienda - e le porte di accesso sono la cannabis, la nicotina e l’alcol».
Il consumo va a colpire giovanissimi in fase di crescita che, purtroppo, ignorano il problema finché, più avanti, questo si presenta coi sintomi di una patologia mentale, magari facilitata da una predisposizione genetica. Persone che così diventano pazienti del reparto di Psichiatria dove, a livello nazionale, finisce il 37% di coloro che accede in ospedale dal pronto soccorso.
Un’emergenza, come anche quella, rimarca Milia, «dell’aumento vertiginoso dell’assunzione di crack». Si parla di cristalli sciolti e inalati che, dal polmone, raggiungono subito il cervello. La preparazione del composto chimico non rappresenta un problema per gli adolescenti: «Seguono i tutorial e si aiutano tra di loro».
Come capire se i ragazzi stanno cadendo nella dipendenza? Bisogna notare i sintomi, dal disagio scolastico agli sbalzi di umore alle modifiche nei comportamenti. E guardare negli occhi i figli. «Dirlo può far ridere, ma è chiaro che se un ragazzo ha le pupille dilatate al massimo ed è disforico, questo significa che c’è un problema».
Nel calcolo delle sostanze in circolo, prese da una popolazione che ha una media di 40 anni, non è il crack a primeggiare ma la cannabis, seguita dalla cocaina. «Il consumo di eroina invece - afferma Milia - rimane costante, aiutato dal poco prezzo delle dosi». 15/20 euro a bustina, che consentono l’iniezione in vena più volte al giorno e una relazione tossica che si protrae nel tempo. «Abbiamo “clienti” storici di oltre 60 anni», dice Milia. E si avvicinava a questa età l’uomo che ha perso la vita per overdose negli ultimi mesi.
Un fenomeno nuovo è quello dei tanti extracomunitari, età media 30 anni e in prevalenza africani, che si presentano negli ambulatori dell’Asl. «Sono persone politraumatizzate che portano con sé problemi concomitanti alla dipendenza da sostanze». Spesso vittime di abusi, e sradicate dal proprio paese, rappresentano una sfida per gli operatori dell’Azienda, anche dal punto di vista comunicativo. Un ulteriore cimento del servizio per le dipendenze della Asl che, rimarca lo psichiatra, «pur con tutte le difficoltà legate alle note, e comuni alla sanità pubblica, carenze di personale e spesso alle difficoltà logistiche, mantiene un livello di assistenza a bassissima soglia senza liste di attesa e con un accesso diretto e protetto per quanto riguarda la privacy».
Nel contrasto alle tossicodipendenze l’Azienda sassarese si avvale di collaborazioni con prefettura, questura e polizia locale. «Lo sforzo di rimanere sul territorio e la proficua collaborazione con le istituzioni presenti nel territorio stesso stanno via via dando risultati resi evidenti dall'aumento delle prese in carico della fascia giovane-adulta (16-24 anni)». Un incremento che però non rende chiara la porta del fenomeno: «I numeri delle dipendenze sono molto maggiori».
