Alghero perde una delle sue figure più autentiche, uno dei volti che hanno segnato la storia di un mestiere duro, antico e identitario. Tore Lai, decano dei pescatori di corallo, si è spento serenamente all’età di 86 anni, circondato dall'affetto della moglie e delle sue figlie.

Licenza numero uno per la pesca del corallo in Sardegna, è stato molto più di un professionista: un simbolo, una guida, un punto di riferimento per generazioni di cacciatori di “oro rosso”. Dal 1960 ha solcato il mare con coraggio e rispetto, affrontando i rischi di un lavoro che non ammette distrazioni, contribuendo a scrivere una pagina importante della tradizione marinara algherese.

È stato lui per primo a utilizzare le miscele di elio, indottrinando gli altri corallari. Nella chiesa di San Giuseppe, il porto e la città si sono stretti attorno alla sua famiglia. Colleghi, amici, giovani e veterani del settore: c’erano tutti. Perché Tore Lai era uno di loro, ma anche qualcosa di più. Saggio e diretto, non ha mai esitato a esprimere il proprio pensiero, anche quando significava andare controcorrente. Negli ultimi anni aveva sostenuto con convinzione l’introduzione regolamentata dei Rov, i veicoli filoguidati sottomarini, come strumento per rendere più sicuro il lavoro e prevenire tragedie troppo spesso pagate a caro prezzo. Fino a poco tempo fa continuava a frequentare il porto, a parlare, a consigliare, a osservare quel mare che era stato la sua vita. Con Tore Lai se ne va un pezzo di Alghero.

© Riproduzione riservata