Santa Giusta, infarto non riconosciutoPm chiede la condanna della dottoressa
Il medico non avrebbe riconosciuto l'infarto che ha poi ucciso un suo paziente.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Per l’accusa la dottoressa Maria Giustina Camedda ha responsabilità per la morte di un paziente: non avrebbe riconosciuto che era in corso un infarto. È alle battute finali il processo che vede sul banco degli imputati un medico di Cabras. Oggi il pubblico ministero ha chiesto la condanna a due anni e otto mesi, la difesa ha sollecitato l’assoluzione, ma per la sentenza del Tribunale di Oristano si dovrà attendere la fine di giugno.
L’INCHIESTA – Erano stati i familiari di Marco Usai, morto nell’agosto 2009, a far scattare l’inchiesta. L’uomo era deceduto tre giorni dopo essere stato visitato da Maria Giustina Camedda che in quel periodo stava sostituendo il medico titolare dell’ambulatorio di Santa Giusta. I familiari, parte civile con l’avvocato Marcello Sequi, alcuni mesi dopo presentarono la denuncia e partì l’inchiesta. Secondo la Procura la morte sarebbe stata causata da un infarto, che sarebbe stato già in corso al momento della visita. Il medico, assistito dall’avvocato Gianfranco Siuni, però non lo avrebbe riconoscuto.
IL PROCESSO - Durante il dibattimento si è cercato di accertare se davvero la diagnosi potesse essere fatta in quella visita e se fu davvero un infarto a uccidere il paziente. Nelle precedenti udienze sono stati sentiti i consulenti del pubblico ministero e della parte civile che propendono per la tesi dell’infarto che, secondo loro, si sarebbe potuto individuare anche nella visita in ambulatorio. Il consulente della difesa ha invece insistito sul fatto che non ci sia un dato clinico preciso per poter attribuire la morte a una patologia specifica. Oggi in aula c’è stata la discussione, il 28 giugno spazio alle repliche e alle conclusioni.
Valeria Pinna