Il Pd e la presidente della Regione Alessandra Todde mai così distanti. Oggi condivideranno la scena in Consiglio regionale per una causa comune: l’esame di due mozioni per contrastare il trasferimento in massa di detenuti mafiosi nelle carceri sarde. Ma con la consapevolezza che lo strappo consumato sulle nomine delle Asl di Cagliari e Olbia ha lasciato il segno. Domenica il Pd non ha partecipato alla seduta di Giunta facendo mancare i voti dei suoi tre assessori, un film già visto nell’aprile 2025 quando erano stati indicati i commissari straordinari.

Ieri in una lunga nota il segretario dem Silvio Lai ha spiegato le ragioni: «Le delibere presentano profili di incertezza  giuridica. La sanità è il settore più delicato per la vita delle persone e per i conti della Regione, e non può reggere a lungo così». Incertezza giuridica perché «le due aziende in questione sono coinvolte in contenziosi ancora pendenti con direttori generali impropriamente licenziati ad aprile, che non hanno rinunciato alle azioni giudiziarie nei confronti della Regione. In un quadro segnato da una recente significativa sentenza della Corte costituzionale e da un pronunciamento del Tar Sardegna, riteniamo doveroso evitare ulteriori atti che possano esporre l’amministrazione regionale, come gli esponenti in Giunta, a rischi legali ed economici». Atti come le due delibere che saranno oggetto di nuovi ricorsi (di sicuro di quello dell’ex dg della Asl 8 Marcello Tidore).

Ora nella maggioranza si apre una nuova fase. Sullo sfondo c’è il rimpasto, con il Pd - partito di maggioranza relativa - che ora si sentirà ancora più legittimato a chiedere un quarto assessorato.

Le tensioni sulle Asl aprono una settimana densa per il Campo largo e soprattutto per la governatrice: dopodomani a Cagliari arriva il leader del M5S Giuseppe Conte, venerdì c’è l’udienza d’Appello sul caso decadenza (con decisione, forse, il giorno stesso), sabato è il giorno della mobilitazione voluta da Todde sul 41 bis.

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