Sanità sarda verso il disastro, lo dice il Pd: «Subito 100 milioni, necessario intervenire ora»
Rinunciano alle cure in 270mila, ospedali a rischio chiusura, mezzo milione di abitanti senza medico di base. Il partito democratico stila una relazione con un quadro drammatico destinato a peggiorare se non si agisce nell’immediatoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Rinunciano alle cure 270.000 sardi. Mezzo milione di loro è senza un medico di base. Sono vacanti 496 ambulatori e si perdono 100 medici di famiglia all’anno. Il Cup è in grado di garantire prenotazioni al 24,6% delle chiamate: significa che vengono soddisfatte le esigenze di un solo utente su quattro. Nelle postazioni del 118 mancano 70 medici su 144.
A dare i numeri sull’agghiacciante situazione della sanità isolana non è un sindacato, né un’associazione territoriale e nemmeno qualche esponente dell’opposizione: è il gruppo del Pd del Consiglio regionale che governa la Sardegna con Alessandra Todde. I dem non si nascondono dietro un dito e in un documento tecnico, mettono in risalto i problemi. L’obiettivo: cercare (e proporre) soluzioni. La relazione «redatta sulla base di dati raccolti nel periodo di osservazione tra gennaio e aprile 2026, si propone di far emergere dati che richiedono una riflessione istituzionale approfondita. Il Gruppo ha valutato le risultanze di questa istruttoria, che fotografa criticità operative e strutturali diffuse in tutta l’Isola, per definire le prossime iniziative di indirizzo politico», si legge nella nota di accompagnamento.
In mancanza di interventi urgenti lo scenario prospettato è inquietante: «Cosa accadrà nei prossimi due mesi se non si interviene subito?», chiedono i Dem. E danno anche la risposta: «Miliardi di euro del Pnrr andranno in fumo perché non si chiudono i cantieri, con la scadenza delle convenzioni dei medici gettonisti chiuderanno i pronto soccorso, non saranno garantiti la medicina d’urgenza e i soccorsi». E questo solo per stare nell’immediato. Perché il Pd traccia anche un quadro per il medio periodo: «Sparirà la medicina di base, il Cup diventerà un imbuto impraticabile e con l’esodo dei medici resteranno sguarniti tutti gli ospedali periferici». E questo nella prospettiva da 68 giorni a un anno. Se si allarga l’orizzonte ai prossimi tre anni – sempre che non cambi qualcosa – la prospettiva è il disastro: «Nei reparti ordinari non ci saranno più medici, collasseranno anche i principali ospedali».
Disegnato il quadro tragico, fatto anche di proiezioni, il Pd chiama in causa il Consiglio regionale «perché non è tempo di strumentalizzazioni o di scaricamento di colpe». Quindi: la responsabilità non può essere addebitata ad Alessandra Todde che governa la sanità ad interim.
«Come abbiamo fatto con il Covid, quando siamo stati in grado di approvare manovre in 72 ore», affermano nel Pd, «l’azione più urgente in assoluto è stanziare 100 milioni per la sanità adesso. C’è in gioco la salute e la vita dei sardi».
Cappellacci: «Pronti a collaborare»
Un quadro così chiaro che attira anche la condivisione del deputato di Forza Italia Ugo Cappellacci: «Le criticità della sanità sarda non sono più oggetto di confronto tra posizioni politiche contrapposte, ma emergono ormai anche all’interno della stessa maggioranza regionale», dice l’ex governatore, che aggiunge: «È un dato che dovrebbe indurre tutti, a partire dalla presidente Todde, ad aprire una fase nuova, fondata su scelte chiare, responsabilità e capacità di governo. In questi due anni si sono susseguiti annunci e interventi che non hanno prodotto i risultati attesi, mentre i cittadini continuano a confrontarsi ogni giorno con disservizi e difficoltà di accesso alle cure. Su un diritto fondamentale come la salute non possono esserci divisioni ideologiche né logiche di parte. Occorre superare ogni impostazione comunicativa e concentrarsi su decisioni concrete, efficaci e verificabili. Da parte nostra, come già fatto in passato, confermiamo piena disponibilità a collaborare, anche attraverso il contributo del livello nazionale, nell’interesse esclusivo dei cittadini sardi».
