Una vedova di 24 anni, una mamma, un papà, due fratelli, una sorella. Un paese intero che si stringe intorno al proprio eroe caduto, e la commozione è vera, ed è palpabile. L'emozione è anche nel giovane parroco di Samugheo, don Alessandro Floris, che ha rivolto un personalissimo saluto a Luca e alla sua famiglia, visibilmente toccato. Lui, che solo qualche mese fa aveva celebrato le nozze di quella coppia piena di speranze, si trova oggi ancora una volta con quella stessa coppia su quello stesso altare, ma in una ben più triste circostanza, come nota egli stesso, quasi con le lacrime agli occhi, mentre ricorda i giorni felici in cui li aveva conosciuti. A rendere omaggio al giovane caporalmaggiore anche il presidente della regione Ugo Cappellacci, la presidente del Consiglio Claudia Lombardo, il sindaco di Cagliari Emilio Floris, e tanti alpini colleghi del giovane soldato.

L'APPELLO DI DON FLORIS - "Quanto sangue deve ancora scorrere per capire che in quella terra arida non cresceranno mai frutti da cogliere?". E' il disperato grido di dolore pronunciato a Samugheo davanti alla bara dell'alpino Luca Sanna, morto quattro giorni fa in Afghanistan, da don Alessandro Floris, il sacerdote che lo scorso 7 agosto aveva celebrato le sue nozze con Daniela. "Allora e oggi siamo insieme davanti allo stesso altare, ma allora erano lacrime di gioia oggi di dolore", ha detto ancora don Alessandro tentando, inutilmente, di trattenere le sue, di lacrime.

GLI AMICI - Dopo le parole dell'arcivescovo di Oristano, Ignazio Sanna, che ha ricordato l'alto tributo di vite umane pagato dalla Sardegna nelle missioni 'fuori area' per portare la democrazia e la pace nei Paesi dove ancora non ci sono, anche gli amici che Luca aveva lasciato sette anni fa al momento di arruolarsi nell'Esercito gli hanno voluto rivolgere un saluto: "Amarti è stato facile perché tu eri la vita, dimenticarti sarà impossibile". Al termine della cerimonia i commilitoni hanno ripiegato la bandiera che avvolgeva la bara e l'hanno consegnata alla moglie di Luca, Daniela, assieme al suo cappello da alpino. Poi, come si usa in queste occasioni gli amici si sono caricati in spalla la bara e l'hanno portata in cimitero accompagnati da tutta la comunità.

IL RITORNO A CASA La salma di Luca Sanna è arrivata a Samugheo l'altro ieri sera, poco prima delle 19, accolta da una folla silenziosa che lo ha aspettato per ore sotto la pioggia lungo la via principale del paese, che il corteo funebre ha percorso a passo d'uomo prima di una breve sosta davanti alla casa dei genitori di Luca. Tappa finale del corteo a casa dei genitori della moglie Daniela, che qui ha voluto fosse allestita la camera ardente per la notte. Ad accogliere Luca e i suoi familiari anche qui una piccola folla di amici e parenti, le autorità e il parroco del paese, don Alessandro Floris, che poco meno di sei mesi fa, il 7 agosto del 2010, aveva celebrato le sue nozze e che ieri ha dovuto benedire la salma. Dopo l'omaggio delle autorità - c'erano tra gli altri il comandante militare della Sardegna, il prefetto, i comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza e il questore - sono arrivati anche i genitori e il fratello di Matteo Mureddu, il militare di Solarussa anche lui caduto in Afghanistan, che già nei giorni scorsi avevano espresso la volontà di incontrare i familiari di Luca.
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