La Corte Costituzionale ha bocciato la legge regionale sarda che ha recepito il Salva Casa di Salvini, approvata alla fine dello scorso anno e impugnata a stretto giro dal Governo. In particolare - si legge nel comunicato della Consulta - è stata dichiarata «l’illegittimità costituzionale della disposizione regionale che ricomprendeva tra gli interventi di ristrutturazione edilizia gli ampliamenti volumetrici realizzati all’interno della sagoma esistente». Ulteriori profili di illegittimità costituzionale «sono stati riscontrati nella normativa regionale in materia di sanatoria degli abusi edilizi più gravi, per l’illegittima possibilità di consentire, in funzione dell’ottenimento del titolo in sanatoria, interventi correttivi non previsti dalla normativa statale».

Bocciate anche le disposizioni che consentivano deroghe generalizzate ai requisiti igienico‐sanitari di aeroilluminazione stabiliti dal decreto ministeriale 5 luglio 1975. Infine, la Corte ha «annullato la disposizione regionale che manteneva l’obbligo di dotazione minima di parcheggi anche per i mutamenti di destinazione d’uso urbanisticamente non rilevanti all’interno della stessa categoria funzionale». 

Non fondate, invece, «le questioni relative alla disciplina degli interventi sugli immobili oggetto di condono edilizio, nella parte in cui la legge regionale limita tali interventi ai lavori di manutenzione, restauro e ristrutturazione non comportanti aumenti volumetrici». La Consulta ha anche esaminato la disciplina regionale degli interventi di demolizione e ricostruzione nelle zone omogenee A o di particolare pregio storico e paesaggistico. Le relative questioni sono state dichiarate non fondate. 

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