Dietro la piaga degli incendi in Sardegna c’è quasi sempre la mano dell’uomo. Anche indirettamente. Diversi roghi negli anni hanno interessato le linee elettriche presenti sul territorio e in particolare il contatto con gli uccelli. Capita infatti che i volatili vengano folgorati dai cavi dell’alta tensione mentre sono in volo oppure quando si poggiano sui fili. In termini tecnici si parla di “elettrocuzione” che può poi causare l’innesco delle fiamme. 

È scritto chiaramente in un report dell’assessorato dell’Ambiente che tramite la conferenza delle Regioni chiede al ministro competente iniziative di legge apposite a livello nazionale per limitare i pericoli. 

«Da oltre 130 anni è noto che le collisioni e le folgorazioni sulle linee elettriche causano la morte di un gran numero di uccelli su scala globale. Le linee elettriche – è scritto nel documento - hanno un significativo impatto visivo sui paesaggi e trasformano gli habitat naturali, creando un effetto barriera per alcune specie animali. Inoltre contribuiscono all'inquinamento atmosferico, poiché vi è un rischio maggiore di incendi boschivi nelle vicinanze a causa di cortocircuiti».

Difficile quantificare con esattezza i numeri dei volatili morti a causa delle linee elettriche ma alcuni dati certi ci sono. Tra il 2003 ed il 2020, rendono noto dall’assessorato, sono stati registrati 398 decessi. La specie più colpita è quella del gheppio (184), seguita da poiana (84), grifone (49), barbagianni (29). Ma tra le vittime ci sono anche l’aquila del Bonelli (11), aquila reale (8), fenicotteri (5), falco pescatore (4), astore sardo (4) e falco pellegrino (4).

Per stessa ammissione dell’assessorato, si tratta di dati parziali ma comunque significativi: «È una minima parte della reale incidenza di questo fattore di mortalità in quanto non esiste un regolare monitoraggio delle linee elettriche in Sardegna. Tutti gli individui elencati erano muniti di trasmettitore satellitare e rappresentano una minima frazione delle rispettive popolazioni che si riproducono in Sardegna».

I cambiamenti del paesaggio, ad esempio con la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici in campagna, potrebbero aumentare i pericoli: «La Sardegna, per la posizione geografica occupata nel Mediterraneo occidentale – si legge nel report -, risulta il territorio ideale in ambito nazionale, per i nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, di conseguenza si registra l’incremento delle nuove linee e l’adeguamento di quelle esistenti».

Tra le soluzioni proposte quella di «isolare le parti sotto tensione in corrispondenza dei sostegni e i tratti di cavo elettrico più vicini ai sostegni stessi. Nel caso di nuove linee si dovrebbe prevedere l’utilizzo di sostegni progettati in modo da rendere impossibile il contatto simultaneo con due cavi o un cavo e la messa a terra».

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