I redditi medi dei sardi sono al quindicesimo posto in Italia. Più poveri solo quelli di chi vive in Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Molise e Calabria. La “buona” notizia è che in un anno nell’Isola si è registrata una crescita del 4,2% (da 20.557,29 euro a  21.421,88), incremento che si attesta all’ottavo posto nella classifica nazionale. 

È quanto emerge dai dati relativi  alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 sui redditi maturati nel 2024 pubblicati dal Dipartimento delle Finanze del Mef.   Al primo posto svetta la Lombardia con un reddito imponibile medio pari a 29.151,43 euro e più elevato di 7,700 euro rispetto a quello sardo, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano (28.221,99), Lazio (26.873,88) ed Emilia-Romagna (26.831,48).

«Il reddito imponibile medio sardo è l’86% del reddito imponibile medio nazionale. Un dato che migliora leggermente la situazione dello scorso anno, c’è qualche debole segnale di speranza»,  commenta Mauro Carta, presidente delle Acli Regionali della Sardegna. 

«Era un dato prevedibile», prosegue, «le analisi del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Unioncamere sulle stime 2024 del reddito disponibile delle famiglie consumatrici, pubblicate lo scorso marzo, vedevano la Sardegna con i suoi 19869,36 euro di reddito disponibile pro-capite stabile al 14° posto su 20 regioni con un dato standardizzato che dice che laddove un residente in Trentino Alto-Adige ha a disposizione 127 euro, un residente in Sardegna ha a disposizione 86 euro. A livello provinciale, vediamo che se un residente in provincia di Milano ha a disposizione 156 euro, un residente in provincia di Nuoro ne ha a disposizione appena 73».

Se si vanno a vedere le principali tipologie di redditi, la Sardegna è al 15° posto in Italia per quanto riguarda i redditi da lavoro dipendente col 54% delle dichiarazioni che riguardano questa tipologia: si tratta di una posizione in più anche se il dato è in calo (-2%) rispetto al 2023. Un risultato positivo ma ben lontano dalle Province Autonome di Trento e Bolzano dove, rispettivamente, il 60% ed il 65% dei contribuenti percepisce redditi da lavoro dipendente che, tuttavia, registrano a loro volta un calo percentuale.

La Sardegna si conferma al nono posto, invece, per redditi da pensione, col 35% delle dichiarazioni relative al 2024 che includono tale tipologia, un dato in leggero calo rispetto all’annualità precedente (-3%).

L’ammontare medio del reddito da lavoro dipendente fa figurare la Sardegna è al 16° posto in Italia, con un valore pari 20.628,19 (in leggera crescita rispetto ai 19.845,86 euro del 2023), lontana dal dato della prima in graduatoria, la Lombardia, con un valore pari a 28.975,51 euro e ben al di sotto del dato medio nazionale, pari a 24.250,76 euro.

Per quanto riguarda il reddito imponibile medio da pensione, la Sardegna è al quattordicesimo posto con 20.759,20 euro (in leggero aumento rispetto ai 19.691,42 euro del 2023), distante dal valore del Lazio, prima in graduatoria con 25.253,87 euro, e sotto al dato medio nazionale, pari a 22.390,22 euro.

Sul fronte dei comuni, il primo isolano è Cagliari, al 317°, con un reddito imponibile medio pari a 29.094,15 euro, che perde ben 15 posizioni (era al 302° posto lo scorso anno), seguito da Selargius con 24.753,95 euro al 2130° posto, Oristano con 24.525,28 euro al 2291° posto e Sassari con 24.480,64 euro al 2329° posto, ben lontani dalla prima posizione di Maccastorna in Lombardia (72.684,51 euro), comune con appena 74 contribuenti che supera Lajatico, in provincia di Pistoia (59.475,74 euro), Portofino (61.616,71 euro) e Basiglio in provincia di Milano (53.686,52 euro), rispettivamente seconda, terza, quarta in graduatoria.

Chiudono la graduatoria sarda Onanì, Bidonì e Osidda con un reddito imponibile medio inferiore ai 14.000 euro, appena sopra la metà del dato medio nazionale.

«Sono dati fondamentali da analizzare per capire meglio le condizioni economiche della nostra Regione, delle nostre Province e dei nostri comuni. Come Acli regionali della Sardegna presenteremo nel mese di giugno un report dettagliato che, assieme ai dati demografici, potrà essere una utile base di confronto con le parti politiche e sociali sarde»,  conclude Carta.

(Unioneonline/E.Fr.)

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