L’hotel, per legge,  aveva diritto all’ampliamento. La Soprintendenza aveva detto no. I suoi pareri negativi, impugnati, erano stati bocciati dai giudici: «Illegittimi».  Ma nel frattempo la norma che consentiva ai titolari dell’albergo di aumentare le volumetrie era “scaduta” perché la sua efficacia era limitata nel tempo. Risultato: niente lavori nella struttura ricettiva, esclusa la possibilità di incrementare i guadagni. E ora la Soprintendenza archeologica belle arti di Cagliari e Oristano   è stata condannata a pagare i danni: oltre 700mila euro. Comunque molto meno (un decimo) di quanto chiesto dalla società che il danno lo ha subito. 

Il pasticcio combinato tra leggi e enti è tutto rappresentato in una sentenza del Tar depositata oggi. A ricorrere ai giudici amministrativi è la Tu.Ri.Cost. Srl, proprietaria dell’Hotel S’Incantu di Villasimius che, a quanto pare, non trova pace: era finito al centro di un’inchiesta e di un processo con l’ipotesi di riciclaggio di soldi della camorra ma alla fine tutto si risolse in un nulla di fatto. 

A ottobre 2020 i proprietari del resort di Campulongu avevano presentato istanza «per ottenere l’autorizzazione all’incremento volumetrico» della struttura sulla base del Piano casa regionale: l’obiettivo era costruire un ristorante collegato alle stanze, per offrire ai clienti un servizio che mancava.  Nel corso del procedimento, in conferenza di servizi, la Soprintendenza aveva espresso due pareri, entrambi negativi, che avevano portato, al termine dell’iter,  alla bocciatura della richiesta.  Contro l’ufficio cagliaritano del ministero della Cultura si era mossa anche la Regione, che aveva impugnato i suoi pareri davanti alla Corte costituzionale. La Consulta, nel 2022, aveva dato in testa alla Soprintendenza: «Non spettava alle Soprintendenze di Cagliari, Oristano e Sud Sardegna, e di Sassari e Nuoro disapplicare la normativa regionale», aveva stabilito. In un procedimento parallelo, però, sempre la Corte costituzionale, negli stessi giorni, aveva bocciato la proroga fino al 2023 dell’efficacia del piano casa sardo.

L’iniziativa dell’hotel di Campulongu si era così trovata stritolata: l’istanza era stata presentata per tempo ma tra ricorsi e sentenze – che avevano dato ragione alla società proprietaria del resort – era scaduto il termine per ottenere il via libera. 

Davanti al Tar  la Tu.Ri.Cost. ha chiesto che le venissero risarciti i danni che, secondo il ricorso, dovrebbero comprendere anche il mancato guadagno. La stima era di oltre 7,3 milioni di euro. Ma per i giudici di piazza del Carmine la stima sarebbe eccessiva perché «l’attività in concreto non è stata svolta e, più in generale, non può darsi per verificato un evento – l’avvio e lo svolgimento con carattere di continuità dell’attività di impresa in maniera virtuosa - che in realtà non si è verificato e che avrebbe potuto restare soggetto a qualsiasi sopravvenienza anche di fatto nel corso dell’attività di impresa o, prima ancora, nel corso del procedimento autorizzatorio (a causa di fisiologiche esigenze istruttorie sopravvenute, ad esempio, che non possono essere del tutto escluse)».

Alla società sono stati riconosciuti “solo” 737.315 euro. 

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