Ora lungo la via Gemiliano a Sestu, c’è un alberello in più. L’hanno piantato sabato scorso i fedeli, durante la processione che portava la statua del santo fino all’omonima chiesa. Proprio in quel punto, l’anno scorso, i buoi che trainavano il carro si sono fermati, boccheggianti per lo sforzo, e un gruppo di fedeli ha sollevato il cocchio con la statua, portandoli fino all’ingresso della chiesa. E lì, sabato sera, durante la processione di quest’anno, Sestu si è unita per ricordare, e anche per ringraziarli. I portatori erano lì, vestiti di bianco per l’occasione, come aveva chiesto un annuncio pubblicato su Facebook pochi giorni prima.

«È stato un momento di devozione, un ringraziamento silenzioso», racconta Paolo Pinna, una vita nel comitato. «Abbiamo piantato l’ulivo, che il parroco, don Sergio Manunza, ha benedetto, dopo aver tenuto un breve discorso. Tra noi non c’era bisogno di parole, perché quando un momento è veramente intenso, non servono». Un sentimento condiviso da tantissime persone, come racconta un altro dei portatori, Roberto Spiga: «San Gemiliano è il nostro santo, quello di ieri, così come quello di un anno fa, è stato un gesto spontaneo, che capisce subito chi vive una fede nel cuore».

Anche Giuseppe Pes lo ricorda bene: «I buoi erano stanchi, non era mai successo prima, non ce la facevano più. Non c’è stato bisogno di pensare molto, e tutti insieme abbiamo dato una mano. Sabato è stato bello rivivere quel momento, perché è l’inizio anche di qualcosa di nuovo. Infatti abbiamo creato un’associazione, gli Accompagnatori del Santo. E presto ci ritroveremo per organizzare qualcosa. L’idea comunque la dobbiamo a don Sergio, parroco di san Giorgio».

«Sono grato sempre per la gentilezza e la disponibilità delle persone», commenta il parroco, con poche parole.

A Sestu le origini della celebrazione della festa hanno radici che si spingono fino a molti secoli fa. Due celebrazioni all’anno, la terza domenica di maggio e la prima domenica di settembre, che coincidono con la fine della raccolta e con la benedizione dei raccolti futuri. Ogni anno la statua viaggia dalla chiesa di San Giorgio, dove è conservata, fino a quella di san Gemiliano. Un percorso tradizionalmente su un carro, trainato da buoi. Quest’anno però, a causa della dermatite bovina in circolazione, gli animali sono rimasti nella stalla, ed è stato utilizzato un più moderno trattore. L’intenzione del Comitato organizzatore resta di riportare la tradizione al più presto, ma un grande valore della festa sta in gesti come quello di un anno fa, o di sabato: «Io sono cresciuto in questa fede fin da piccolo, da sessant’anni seguo il santo, e fa parte di tutti noi, adulti e bambini, insieme», dice Giuseppe Pes.

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