Si è svolta nell’aula magna dell’Istituto tecnico “Primo Levi” di Quartu l’iniziativa “Se dico no è no” contro la violenza di genere, patrocinata dalla Fondazione di Sardegna e dalla Regione. Un percorso culturale e formativo nato con l’obiettivo di promuovere tra i giovani una nuova consapevolezza fondata sul rispetto, sull’uguaglianza e sulla libertà personale.

Coinvolti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado in un momento intenso di confronto e riflessione, dove musica, testimonianze e parole si sono intrecciate per affrontare un tema purtroppo ancora attuale e urgente.

Ideato da Maria Francesca Chiappe, Ambra Pintore e Claudia Rabellino, lo spettacolo ha visto la partecipazione della giornalista Maria Francesca Chiappe, dell’attrice Michela Atzeni, della testimonial Katia Currelli, dell’avvocata Claudia Rabellino e di Silvana Maniscalco, presidente dell’associazione Donna Ceteris col contributo musicale dell’Ambra Pintore Quartetto con Roberto Scala al basso, Federico Valenti alla chitarra e Diego Milia al violino e sax, che hanno accompagnato i diversi momenti della mattinata creando un forte coinvolgimento emotivo.

Particolarmente significativa è stata la partecipazione attiva degli studenti del Primo Levi, che hanno contribuito con riflessioni profonde e mature lette durante lo spettacolo. Tra queste, quelle di Barbara Murru e Nicolò Murgia, capaci di offrire uno sguardo autentico e consapevole sul tema della violenza di genere.

Nel suo intervento, Barbara Murru ha posto una domanda tanto semplice quanto potente: “Perché le donne devono ancora avere paura nel 2026?”. La studentessa ha riflettuto sulle molte forme della violenza, psicologica, economica e digitale, sottolineando quanto spesso il controllo, il silenzio e la paura vengano normalizzati nella società. Centrale nel suo discorso il tema del consenso e del rispetto reciproco, considerati le basi imprescindibili di ogni relazione sana. Un pensiero lucido e intenso, concluso con parole significative: “La parità di genere non è un favore fatto alle donne: è un diritto umano.”

Molto apprezzata anche la riflessione di Nicolò Murgia, rappresentante degli studenti della classe 4ª A, che ha invitato i suoi coetanei a riconoscere come la violenza di genere non inizi necessariamente con gesti estremi, ma possa manifestarsi nel controllo, nella manipolazione e nella cultura del possesso. Un intervento che ha richiamato l’importanza dell’educazione e della costruzione di modelli sani di rispetto e libertà.

La giornata ha rappresentato un’importante occasione di crescita civile per tutta la comunità scolastica del Primo Levi, confermando il ruolo della scuola come luogo di formazione umana oltre che culturale.

A chiudere simbolicamente l’incontro, la riflessione della dirigente scolastica, Emanuela Lampis: «Ogni cambiamento nasce da una parola pronunciata con coraggio. Oggi quella parola è ‘No’: un No alla violenza, al silenzio e all’indifferenza, per lasciare spazio al rispetto, alla libertà e alla vita».

Parole che hanno racchiuso il senso più profondo della giornata: educare le nuove generazioni a costruire relazioni fondate sulla dignità, sull’ascolto e sul rispetto reciproco.

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