«A Monastir, urge la chiusura dell’hotspot o del Cas per i richiedenti asilo. Circolano in rete notizie e immagini che destano forte preoccupazione sia dal punto di vista umanitario sia da quello dell’ordine e della sicurezza pubblica».

Lo scrive in una nota il segretario provinciale del Siap (Sindacato italiano appartenenti alla polizia) Mauro Aresu.

«L’hotspot (con lavori di adeguamento ancora non conclusi) costringe gli ospiti a soggiornarvi in condizioni fortemente precarie e non in linea con i canoni normali di un paese civile. Il personale delle forze dell’ordine di vigilanza nonché addetto alla trattazione delle pratiche di identificazione e immigrazione, opera in condizioni critiche, in numero insufficiente e con locali non idonei – afferma Aresu - basti pensare che la notifica di centinaia di provvedimenti, molto spesso avviene sopra il cofano di un veicolo di servizio e sotto il sole cocente».

«A nostro giudizio la politica deve operare una scelta, l’ex scuola della Polizia Penitenziaria di Monastir deve essere adibita esclusivamente ad hotspot oppure a Cas ma con numero di ospiti non superiore alla capienza massima prevista, che attualmente viene abbondantemente sforata».

«Da mesi ci stiamo lamentando della situazione creatasi a Monastir ma la politica e i media nazionali sembrano snobbare il problema e si concentrano più volentieri verso problematiche migratorie di paesi lontani da noi. Monastir (che si trova in Italia e non in Tunisia), i suoi cittadini e le forze dell’ordine del cagliaritano meritano rispetto e attenzione, speriamo che nel centro non accada l’irreparabile ma non ci stancheremo mai di denunciare che la tensione è altissima».

(Unioneonline/A.D.)

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