Mafiosi trasferiti a Uta da sei carceri: blitz del 41 bis, ecco i numeri dell’operazione Iride
Contestata importazione di 88 detenuti pericolosi in Sardegna, il ministero della Giustizia “celebra” la gestione: coinvolti oltre 200 agenti del Gom. A Viterbo svuotate le celleLa grafica del blitz dei 41 bis in sardegna
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La sezione del 41 bis del carcere di Viterbo è stata svuotata: nelle celle di massima sicurezza erano 41. Ma i detenuti pericolosi sono arrivati anche da Milano (9), Roma (4), L’Aquila (7), Spoleto (6) e Terni (21): hanno viaggiato su aerei militari decollati dal capoluogo lombardo e da Pratica di Mare verso l’aeroporto militare da Decimomannu, scortati da un esercito – suddiviso in vari gruppi – di 207 uomini del Gruppo operativo mobile (Gom). Destinazione finale: carcere di Uta, braccio di massima sicurezza.
Eccoli i numeri dell’operazione Iride, messa in atto il 5 e 6 settembre: il blitz che ha portato i mafiosi in Sardegna. Annunciato e contestato da tempo, svolto senza preavviso e non passato inosservato, con il blocco delle Statali dell’hinterland di Cagliari imposto per consentire il passaggio dei pullman carichi di boss e criminali di alto livello.
Nell’Isola è andata in scena la contestazione. A Roma, uffici del ministero della Giustizia, si celebra: «Il trasferimento di 88 detenuti sottoposti al regime speciale del 41 bis presso la sezione del carcere di Uta, appositamente ristrutturata per renderla adeguata ad ospitare detenuti di elevata pericolosità e affidata alla vigilanza del Reparto Operativo Mobile di Cagliari, dimostra lo straordinario impegno e l’incredibile professionalità della polizia penitenziaria», ha commentato il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, al termine della operazione.
Particolarmente complessa viene definita «la pianificazione delle attività, sviluppate attraverso movimentazioni simultanee e sincronizzate su un ampio reticolo geografico, con l’attivazione di un nuovo Reparto Operativo Mobile, la contestuale riorganizzazione di altri reparti e lo svolgimento di perquisizioni straordinarie generali nelle sezioni interessate, con il concorso delle unità cinofile del Corpo».
Per garantire il governo unitario dell’operazione, dicono dal ministero, è stato anche costituito un “Centro Comando Supporto Operazioni”, chiamato a seguire in tempo reale tutte le fasi del dispositivo e ad assicurare l’immediato raccordo tra le articolazioni operative impegnate sul territorio.
Alle attività hanno concorso anche operatori della polizia penitenziaria abilitati alla conduzione di droni, impiegati nel monitoraggio delle aree interessate, e personale specializzato nelle riprese video .
«Il 41-bis», aggiunge Balboni, «è il principale strumento di contrasto alla mafia e l’ultimo baluardo della sicurezza nazionale. Il nostro ordinamento e la nostra Polizia penitenziaria sono d’esempio per numerosi Stati esteri che studiano l’Italia nella lotta alla criminalità organizzata».
