Il caldo anomalo azzera la produzione di miele in Sardegna, il comparto trema: «Situazione critica per i produttori»
La crisi non riguarda soltanto il settore, ma anche il servizio naturale di impollinazione garantito dagli apicoltoriPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Una produzione in ginocchio, sulle spalle il peso del caldo anomalo che sta dando filo da torcere alla Sardegna. Nell’Isola cresce la preoccupazione tra gli apicoltori, che si trovano davanti a una situazione «drammatica», che «sta colpendo il settore apistico regionale nella campagna produttiva 2026». Lo denuncia la Cia Sardegna con una lettera inviata all’assessore regionale dell’Agricoltura e riforma agro-pastorale, Francesco Agus, e al direttore generale dell’Assessorato, Giorgio Onorato Cicalò, chiedendo alla Regione Sardegna un intervento tempestivo a sostegno delle aziende.
Secondo la Confederazione, le anomalie climatiche registrate nei mesi primaverili hanno di fatto azzerato i raccolti di miele nella quasi totalità del territorio isolano. Le principali fioriture non hanno prodotto nettare e anche la produzione di eucalipto, tradizionalmente fondamentale per la stabilità economica e produttiva del comparto, ha avuto esiti fallimentari. I monitoraggi effettuati dagli associati Cia sul territorio delineano un quadro senza precedenti: non più cali produttivi localizzati o intermittenti, ma una flessione generalizzata che interessa l’intera Sardegna. Una situazione che, per l’organizzazione agricola, configura una vera e propria calamità naturale, con ricadute economiche tali da mettere a rischio la sopravvivenza di decine di aziende.
La crisi non riguarda soltanto la produzione di miele, ma anche il servizio naturale di impollinazione garantito dagli apicoltori: un ruolo essenziale per l’agricoltura sarda, per la conservazione delle specie vegetali spontanee e per la salvaguardia degli equilibri biologici dell’isola. Cia Sardegna richiama inoltre l’attenzione sui limiti applicativi dell’intervento ACA 18, giudicato insufficiente sotto il profilo finanziario e troppo complesso sul piano amministrativo. Secondo la Confederazione, uno strumento nato per incentivare la transizione ecologica e la tutela ambientale dovrebbe invece garantire regole semplici, procedure snelle e immediata applicabilità per le imprese.
Per questo Cia Sardegna sollecita una riforma complessiva del quadro normativo regionale e l’introduzione, in armonia con le disposizioni nazionali, di uno stanziamento finanziario strutturale e permanente, calcolato sul numero di alveari censiti. Tale misura, precisa l’organizzazione, non deve essere considerata un sussidio assistenziale, ma il giusto corrispettivo economico per un servizio ecosistemico di pubblica utilità. «Gli apicoltori sardi garantiscono ogni giorno un servizio fondamentale per l’intera comunità – sottolineano il presidente e di Cia Sardegna, Michele Orecchioni, e il direttore, Alessandro Vacca – contribuendo alla fecondazione delle colture, alla tutela della biodiversità e alla tenuta ambientale del territorio. Questo patrimonio collettivo deve essere riconosciuto e sostenuto con strumenti adeguati, stabili e realmente accessibili».
(Unioneonline)
