Progetto Eleonora, affondo di Pili"Revoca dei permessi a Saras"
“Il permesso di ricerca rilasciato alla Saras per il progetto Eleonora è illegittimo perché rilasciato sul falso presupposto che non incideva sul piano ambientale e archeologico". Così il deputato sardo Mauro Pili, che oggi ha presentato un'interrogazione parlamentare.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Continua Pili: "I 44.300 ettari costeggiano la straordinaria vestigia di Tharros e comprendono aree di massima tutela ambientale. Quei permessi sono stati rilasciati con presupposti errati smentiti ora dalla stessa Regione. Il progetto non può essere valutato perché mancano di fatto i presupposti della titolarità del permesso di ricerca e va rispedito al mittente”.
Nell'interrogazione parlamentare indirizzata ai ministri dell’Ambiente e dei Beni culturali, il deputato sardo denuncia la "gravissima" decisione di assegnare, nel 2007, il permesso minerario alla Saras.
“Sono stati omessi tutti i presupposti senza tener conto di implicazioni ben più rilevanti e che ora vengono alla luce. L’area di intervento - ha detto Pili - è sottoposta a vincolo paesaggistico in quanto ricadente all’interno della fascia costiera, (circa 1.500 – 1.600 metri dalla linea di battigia del mare), dell’ambito costiero n. 9 “Golfo di Oristano”. Risulta inoltre in prossimità, circa 150 metri, del Sito di interesse Comunitario ITB000016 – “Stagno di S’Ena Arrubia e terreni limitrofi. Questo elemento è stato ignorato di fatto nei presupposti del rilascio del permesso e risulta obbligatoria l’autorizzazione paesaggistica”.
Ancora. “La decisione stessa di avviare la procedura di VIA per la ricerca di gas e petrolio – sostiene il parlamentare sardo - rende nullo di fatto il permesso di concessione, in considerazione delle criticità legate, principalmente, all’ubicazione dell’intervento in aree ad elevata sensibilità ambientale, con particolare riferimento al fatto che l’area di cantiere ricade all’interno della fascia costiera”.
Tutti i presupposti del permesso sono, secondo Pili, smentiti. Con particolare riferimento ai vincoli paesaggistici, naturalisti e di tutela. L’area interessata al Permesso risulta di fatto, aggiunge il deputato "a ridosso di uno dei compendi archeologici più rilevanti del Mediterraneo con riferimento alle vestigia della città di Tharros. L’insenatura che segna il confine del permesso di ricerca ricade proprio nell’area contigua con il compendio archeologico di Tharros e interessa aree ad elevata sensibilità ambientale”.
La revoca del permesso di ricerca mineraria appare quindi, è il ragionamento del parlamentare, una strada obbligata per evitare l’illegittimità di qualsiasi atto seguente: "Per questi motivi i Ministri competenti devono valutare le nuove implicazioni emerse dalla delibera della giunta regionale,e in quest’ottica rivalutare i pareri espressi da parte degli organi competenti dello Stato facenti capo sia al Ministero dell’ambiente che dei beni culturali”.
“In regime di autotutela - ha conluso Pili – occorre revocare gli atti relativi al permesso minerario e negare alla luce dei nuovi rilievi e fatti il permesso di ricerca. Ponendo fine a questi veri e propri atti speculativi che andrebbero a rafforzare un sistema monopolistico di cui la Saras è insieme ad Enel e E.On protagonista principale”.