Abortire con una pillola. La RU486, il farmaco che ha acceso violente polemiche, sarà presto anche in Sardegna. Ne hanno certamente già fatto richiesta sia il direttore della struttura complessa di Ostetricia e ginecologia del Brotzu di Cagliari, Costantino Marcello, che la responsabile della Clinica dell'azienda mista di Cagliari, Anna Maria Paoletti. «È una richiesta in via precauzionale - spiega il direttore sanitario dell'Azienda Mista Gian Benedetto Melis - fino a oggi non c'è stata alcuna richiesta. Il punto in questione è che l'uso della pillola abortiva richiede un ricovero di 3 giorni a fronte di un trattamento chirurgico mini invasivo che si fa in day hospital».

BARRIERE I timori che una pillola così delicata potesse essere consumata con troppa facilità ha suggerito al Consiglio superiore di Sanità di mettere alcune barriere. «Necessarie», avverte l'assessore regionale alla Sanità Antonello Liori. La legge 194 detta norme per la tutela della salute della donna e in questa cornice si inserisce l'uso della pillola RU486. D'altra parte - spiega ancora l'assessore - il farmaco ha un 20 per cento di insuccesso che consiglia il ricovero in un ospedale dove qualsiasi emergenza può essere tempestivamente affrontata. Credo che una spesa superiore sia giustificata dal fatto che si sottrae la donna al rischio di un aborto praticato da mammane».

DIRETTIVE Nei prossimi giorni dall'assessorato alla Sanità partiranno per le Asl sarde e le due Aziende Miste di Cagliari e Sassari le direttive che ricalcano le linee guida nazionali. Il punto contestato, sommimistrazione della pillola in day hospital o con un ricovero, era stato risolto dal Consiglio superiore di sanità lo scorso 18 marzo con l'ospedalizzazione di tre giorni.

DESSOLE «È una normativa da studiare con attenzione - spiega il professor Salvatore Dessole, direttore della Clinica ginecologica dell'Azienda Mista di Sassari - per chiedere quanto prima il farmaco. L'impiego di questa pillola porta dei problemi dal punto di vista organizzativo: da un lato ci sono i 3 giorni di ricovero, dall'altro un problema di privacy. Immaginiamo - osserva Dessole - una maggiorenne che vuole interrompere una gravidanza non chirurgicamente e non desidera farlo sapere: con un ricovero avrebbe difficoltà». Se al momento il quadro è molto restrittivo, il professor Dessole crede che la strada giusta sia quella di «valutare caso per caso». «La richiesta di interruzioni di gravidanza - aggiunge - è di otto alla settimana ed è in costante calo, grazie a una maggiore consapevolezza da parte delle donne sulla contraccezione».

CONTRACCEZIONE Da tempo le donne sarde guidano le classifiche di consumo di anticoncezionali. Forse è questa anche una delle ragioni per le quali nelle Asl sarde non è arrivata ancora alcuna richiesta di uso della RU486.

NESSUNA RICHIESTA Non alla Asl di Sassari che comprende gli ospedali di Alghero e Ozieri, né in quella di Olbia che include i reparti di ginecologia e ostetricia di Tempio e La Maddalena. Per quanto preceduta da tanto clamore e da una scia infinita di polemiche, il farmaco non è stato chiesto neppure alla Asl di Nuoro che comprende il San Francesco e l'ospedale di Sorgono, né a Oristano con il San Martino e Bosa. Da Oristano però il servizio farmaceutico dell'ospedale segnala un'incongruenza. La pillola RU486 contiene una sostanza non inserita nel prontuario farmaceutico regionale. «Non credo ci saranno problemi - spiega ancora l'assessore Liori -. Credo che questo farmaco passerà automaticamente in quello regionale».

CATERINA PINNA
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