Pinna nobilis a rischio estinzione, nei mari dell’Isola primi segnali di ripresa
Due ritrovamenti nella costa ovest della Sardegna dopo l’epidemia che nel 2016 provocò gravi danni alla popolazione delle “nacchere di mare”. L’appello: «Segnalate la presenza»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Nel 2016 un’epidemia mise a dura prova la presenza della specie della “pinna nobilis” il più grande mollusco bivalve presente nel Mediterraneo. Una strage che portò l’Unione internazionale della conservazione della Natura la (Iucn) a classificare la specie «in pericolo critico di estinzione». Ora però dai mari della Sardegna arrivano preziosi segnali di speranza.
A distanza di dieci anni dall’inizio della moria di massa che ha drasticamente ridotto le popolazioni della cosiddetta “nacchera di mare”, sono stati individuati due esemplari vivi lungo la costa occidentale della Sardegna. Lo rende noto la Regione tramite il portale Sardegna Ambiente: «Uno di questi, di circa tre anni, indica che la specie è riuscita a riprodursi anche dopo la moria. L’auspicio è che non si tratti di casi isolati».
Il primo ritrovamento si deve al gruppo di lavoro dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Cnr, durante attività di monitoraggio. «A circa due metri di profondità, all'interno della prateria di posidonia oceanica, i ricercatori hanno individuato un esemplare vivo, con il mollusco chiaramente visibile all'interno della conchiglia. Le misurazioni effettuate nei sopralluoghi successivi hanno consentito di stimarne l'età in circa tre anni. È questo il dato più significativo: l'esemplare si è insediato anni dopo l'inizio della moria. Significa che, nonostante tutto, la specie è ancora in grado di riprodursi e di colonizzare nuovi fondali».
Il secondo avvistamento risale a pochi giorni prima di Ferragosto, su un fondale di circa quattro metri, e sarebbe documentato da un breve video di un naturalista e documentarista: «In assenza di misurazioni non è possibile stimarne l'età, ma il ritrovamento conferma che la presenza della specie non è circoscritta a un'unica area della Sardegna».
Secondo gli addetti ai lavori «la prudenza resta d'obbligo: si tratta di pochi esemplari, e serviranno monitoraggi e approfondimenti per conoscerne lo stato di salute e l'origine. L'auspicio, però, è che non si tratti di casi isolati e che questi segnali rappresentino l'inizio di una lenta ripresa della specie nei mari della Sardegna e del Mediterraneo».
In questa fase anche chi frequenta il mare può fare la differenza. «Cittadini, diportisti, subacquei e pescatori sono i primi occhi sui fondali, e ogni segnalazione aiuta a ricostruire la presenza della specie. La Pinna nobilis è una specie protestta e in caso di avvistamento non va toccata né spostata».
