Paulilatino: allevatore ucciso da un rivale di pascolo con una fucilata al volto
Una fucilata. Una sola, secca e fatale che ha squarciato il silenzio gelido delle campagne di Paulilatino. Uno sparo dritto al collo, non ha lasciato scampo a Serafino Atzori, l'allevatore quarantenne che ieri è stato freddato da un compaesano, suo vicino di pascolo.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Raimondo Sanna, sessantadue anni e una vita trascorsa in solitudine quasi da eremita, poco dopo il delitto si è presentato spontaneamente dai carabinieri della stazione del paese confessando l'omicidio. E facendo precipitare nella paura un centro che da sette anni non conosceva simili drammi. La tragica cronaca di un Natale macchiato di sangue inizia dopo le otto. La vespa di Serafino Atzori viaggia tranquilla lungo un sentiero in aperta campagna, località Canale. Una stradina tutta fango e sassi, percorsa ogni giorno per arrivare al podere. Ieri, però, l'allevatore (sposato e papà di una bimba di nove anni) non è riuscito nemmeno ad avvicinarsi al cancello della sua proprietà. Dalla curva, nascosta tra corbezzoli e macchia mediterranea, è spuntata un'altra moto. Raimondo Sanna lo aspettava con il fucile tra le braccia, pronto a sparare. Un colpo solo, proprio sotto il mento: Atzori finisce riverso sul sellino, per lui non c'è scampo. Tra i due c'erano vecchie ruggini, soliti screzi tra vicini di podere per l'uso di un passaggio tra le due proprietà. Ma anche un litigio per il mancato rispetto di un contratto di affitto di un terreno concesso alla vittima. Dissapori che sarebbero degenerati negli ultimi tempi con ripetute minacce. In diverse occasioni, secondo il racconto reso davanti ai carabinieri, la vittima avrebbe fatto trovare due croci di legno nel terreno del sessantaduenne. Un messaggio inequivocabile agli occhi di Sanna che da quel momento si è sentito in pericolo. Tanto da arrivare alla scelta estrema di far fuori il compaesano piuttosto che rischiare sulla propria pelle una brutta fine. Ieri lo ha aspettato e dopo lo sparo, a bordo del motorino ha percorso lentamente il sentiero tra i muretti a secco e l'aria frizzante di un mattino cupo. Una quarantina di minuti di strada per poi bussare alla porta del Comando di via Nazionale. Immediatamente i carabinieri della Compagnia di Ghilarza e del Nucleo investigativo di Oristano hanno raggiunto la campagna del paese, ritrovando il corpo senza vita di Serafino Atzori e, poco distante, il fucile da cui è partito il colpo mortale.
Subito gli accertamenti da parte del consulente tecnico della Procura della Repubblica Roberto Demontis. Dal paese, intanto, sono arrivati parenti e amici. Il fratello, jeans e felpa beige, era di ghiaccio in un volto di incredulità e dolore. Nessuna parola, sguardo perso rivolto al di là del nastro bianco e rosso che delimitava la zona, verso quella moto coperta con un telo blu. Nel pomeriggio, in caserma l'interrogatorio di Sanna che è stato poi accompagnato nel carcere di Oristano dove è a disposizione del Procuratore della Repubblica Andrea Padalino Morichini.
VALERIA PINNA