Trema, ma resiste. Il consiglio comunale di Uras è stato nuovamente messo in discussione, ma per ora è salvo fino al prossimo 7 maggio.

Questa mattina, in merito alla richiesta di scioglimento dell'assemblea, si è espresso il Consiglio di Stato, al quale si erano appellati i sette consiglieri (su 12) che si erano dimessi lo scorso 30 settembre e che avevano chiesto l'annullamento della delibera numero 34 del 14 ottobre scorso con la quale era stato convocato il Consiglio comunale per la surroga di uno dei dimissionari, nonostante non ci fosse il numero legale.

Questo dopo che il Tar aveva dichiarato inammissibile il loro primo ricorso, presentato il 20 novembre. "Il Consiglio ha chiesto tempo - spiega Raffaele Soddu, uno dei legali degli ex amministratori comunali -  ha ritenuto necessaria una valutazione più dettagliata della vicenda, rinviando la sentenza di merito al prossimo 7 maggio". La vicenda, dunque, continua.
I dimissionari Alberto Cera, Luca Schirru, Rita Piras, Paolo Porru, Anna Maria Dore e Antonio Melis hanno sempre parlato di falsa applicazione dell'articolo 141, di eccesso di potere e di errata applicazione della giurisprudenza.

Il Tar, però, aveva risposto che la competenza era della Regione per quanto riguarda lo scioglimento e la nomina del commissario. Dichiarando inammissibile il ricorso. La Regione, invece, era intervenuta poco prima sostenendo l'esatto opposto, ovvero che "all'Ente non sono più attribuiti poteri di controllo di legittimità sugli atti degli enti locali".

A questo punto, è opportuno fare una riflessione. Se il Consiglio di Stato dovesse dare ragione ai sette dimissionari, a Uras arriverebbe il commissario per almeno un anno, fino alle elezioni comunali del 2027. Se invece avesse preso una decisione adesso, in caso di vittoria da parte dei ricorrenti, il commissario sarebbe rimasto solo fino ad aprile, quando i cittadini di 40 comuni della Provincia saranno chiamati alle urne per eleggere i nuovi sindaci. 

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