Bisogna ancora attendere per conoscere il destino del Consiglio comunale di Uras guidato dal sindaco Samuele Fenu. Questa mattina si è tenuta la discussione davanti al Consiglio di Stato, al quale si erano appellati sei dei sette consiglieri che si erano dimessi lo scorso 30 settembre e che avevano chiesto l'annullamento della delibera  34 del 14 ottobre scorso, con la quale era stato convocato il Consiglio comunale per la surroga di uno dei dimissionari, nonostante non ci fosse il numero legale. Ciò è avvenuto dopo che il Tar aveva dichiarato inammissibile il loro primo ricorso, presentato invece il 20 novembre.

«Ora non ci resta che attendere la sentenza di merito - spiega Raffaele Soddu, uno dei legali degli ex amministratori comunali - che potrebbe arrivare anche tra un mese. Durante la discussione, abbiamo ribadito che la Regione, che aveva trenta giorni di tempo per intervenire e sciogliere il Consiglio dopo le dimissioni, non ha potuto agire perché l'iter è stato "interrotto" con la delibera di surroga». I dimissionari Alberto Cera, Luca Schirru, Rita Piras, Paolo Porru, Anna Maria Dore e Antonio Melis hanno sempre parlato di falsa applicazione dell'articolo 141, di eccesso di potere e di errata applicazione della giurisprudenza.

Il Tar aveva risposto che la competenza era della Regione per quanto riguarda lo scioglimento e la nomina del commissario. Dichiarando il ricorso inammissibile. La Regione, invece, era intervenuta poco prima sostenendo l'esatto opposto, ovvero che «all'ente non sono più attribuiti poteri di controllo di legittimità sugli atti degli enti local». Se il Consiglio di Stato dovesse dare ragione ai sei dimissionari, a Uras arriverebbe il commissario per almeno un anno, fino alle elezioni comunali del 2027. Non rimane che attendere. 

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