Tramatza e Santu Lussurgiu, fari accesi sulle Case di comunità inaugurate da poco dalla Asl
L'associazione Art 32 chiede subito «verifiche, trasparenza e rispetto del denaro pubblico»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Sulle Case della Comunità servono verifiche, trasparenza e rispetto del denaro pubblico». L’associazione Art 32, impegnata nella tutela del diritto alla salute, interviene nuovamente sul tema delle Case della Comunità di Tramatza e Santu Lussurgiu aperte da poche settimane, richiamando la necessità di una maggiore attenzione alla qualità degli ambienti sanitari, alla chiarezza delle informazioni fornite ai cittadini e al rispetto delle risorse pubbliche investite nella sanità territoriale.
«Non attribuiamo alla direzione della Asl di Oristano la responsabilità della crisi nazionale della medicina territoriale, della carenza dei medici di medicina generale, della difficoltà di reclutamento degli infermieri o dei ritardi accumulati negli anni dal Servizio sanitario nazionale - dichiara il presidente di Art 32, Mario Cesare Secci, dopo i sopralluoghi a sorpresa all'interno delle due strutture - Sarebbe ingiusto e intellettualmente scorretto. Ma esiste una differenza sostanziale tra essere responsabili dell’origine di un problema ed essere responsabili della sua verifica, della sua gestione e della sua correzione».
Secondo Art 32, proprio perché la sanità territoriale attraversa una fase difficile, diventa ancora più importante che tutto ciò che dipende dall’organizzazione locale sia gestito con rigore: locali idonei, percorsi chiari, informazioni corrette, servizi realmente disponibili, condizioni adeguate per pazienti e operatori. «Le Case della Comunità - spiega Secci - previste dalla riforma dell’assistenza territoriale e finanziate anche con risorse del Pnrr, non possono essere considerate semplici contenitori nei quali collocare qualche ambulatorio. Sono presidi pubblici destinati ad accogliere cittadini fragili, anziani, pazienti cronici e persone spesso già provate dalla difficoltà di accesso alle cure».
Per questo Art 32 chiede che sia fatta piena chiarezza sulle verifiche effettuate prima dell’attivazione, anche parziale, delle strutture. Le osservazioni dell’associazione riguardano in particolare la coerenza tra i servizi annunciati e quelli realmente disponibili, la correttezza degli indirizzi e degli orari comunicati ai cittadini, la funzionalità degli spazi, la privacy, l’igiene, i percorsi di accesso e le condizioni interne degli ambienti destinati ad attività sanitaria.
«Non si tratta di dettagli marginali - prosegue Secci - In un ambiente sanitario, anche a bassa intensità di cura, la possibilità di pulire e disinfettare correttamente superfici, pavimenti, pareti, lavabi e spazi di lavoro fa parte della sicurezza delle cure. Il problema non è la diligenza del singolo medico o infermiere, che spesso lavora con grande senso di responsabilità. Il problema è l’ambiente in cui quel personale è chiamato a operare».
Art 32 ricorda che la normativa nazionale e regionale prevede requisiti specifici per le strutture sanitarie e per gli ambienti destinati ad attività ambulatoriale, comprese le Case della Comunità. Non spetta all’Associazione sostituirsi ai tecnici, ai collaudatori, agli uffici competenti o agli organismi di vigilanza. Tuttavia, quando emergono elementi che appaiono meritevoli di verifica, l’Associazione ritiene doveroso segnalarli.
«Abbiamo scelto fin dall’inizio una linea prudente - sottolinea Secci - Non abbiamo pubblicato fotografie interne, non abbiamo indicato nomi di operatori, non abbiamo trasformato le segnalazioni in accuse personali. Abbiamo utilizzato strumenti istituzionali, comunicazioni rispettose, richieste di confronto e segnalazioni agli uffici competenti. Ma il rispetto istituzionale non può diventare silenzio».
Il punto, secondo Art 32, non è aprire uno scontro con la Asl, ma ottenere risposte chiare. «Se una struttura è ancora in fase di attivazione progressiva, questo va comunicato con precisione - dice Secci - Se alcuni servizi sono disponibili solo in parte, i cittadini devono saperlo. Se alcuni locali sono già aperti al pubblico, devono essere pienamente adeguati alla funzione sanitaria svolta. Se una criticità viene segnalata, deve essere verificata e, se fondata, corretta».
L’Associazione richiama anche il tema del rispetto del denaro pubblico. «Le risorse del Pnrr non appartengono alle aziende sanitarie, ai direttori, ai tecnici o alla politica - afferma ancora Secci - Appartengono ai cittadini. Sono fondi pubblici destinati a rafforzare la medicina territoriale. Proprio per questo devono essere spesi con la massima attenzione, con controlli rigorosi e con risultati realmente verificabili».
L'associazione ribadisce la propria disponibilità a un confronto diretto e costruttivo con la Direzione aziendale della Asl. Tuttavia, qualora non fosse possibile ottenere chiarimenti attraverso un dialogo istituzionale, l’Associazione valuterà l’utilizzo degli strumenti ordinari previsti dalla legge, compreso l’accesso agli atti e l’accesso civico generalizzato.
«Non vogliamo individuare colpevoli - conclude Secci - Vogliamo promuovere una cultura della responsabilità. Chi segnala una criticità non dovrebbe essere percepito come un avversario, ma come una risorsa. Se le criticità segnalate non corrispondono alla realtà, sarà semplice chiarirlo con atti, dati e verifiche puntuali. Se invece corrispondono alla realtà, allora occorre intervenire rapidamente. La sanità pubblica appartiene a tutti e proprio per questo richiede cura, trasparenza, responsabilità e rispetto del denaro pubblico».
