Terralba, il comitato per la salute: «L'emergenza medici potrebbe peggiorare»
Migliaia di cittadini senza medico di famiglia, e il numero potrebbe aumentarePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il diritto alla salute nel Terralbese resta appeso a un equilibrio sempre più fragile. Da una parte gli Ascot che continuano a rappresentare l’unico punto di riferimento per migliaia di cittadini rimasti senza medico di famiglia, dall’altra il rischio concreto che nei prossimi mesi la situazione possa aggravarsi con il pensionamento di nuovi medici di medicina generale e la conseguente crescita del numero di utenti in cerca di assistenza. È quanto emerso nel corso dell’ultima riunione del Comitato del Terralbese in difesa del diritto alla salute, che si è confrontato sulle principali criticità della sanità territoriale e sull’organizzazione di un nuovo convegno dedicato all’emergenza sanitaria che interessa numerosi comuni dell’area.
Le preoccupazioni maggiori riguardano però il futuro prossimo della medicina territoriale. Secondo quanto emerso durante l’incontro, il pensionamento di altri medici di base potrebbe lasciare scoperti ulteriori bacini di utenza, aumentando la pressione su strutture che già oggi operano in condizioni difficili. «C’è una forte preoccupazione per la probabile uscita di altri medici di medicina generale nel Terralbese nel corso del prossimo anno», denuncia Alessandro Rosas. «Se queste sedi non verranno tempestivamente coperte, i cittadini senza assistenza andranno ad aggiungersi agli oltre diecimila utenti che già oggi sono costretti a rivolgersi agli Ascot. Sarebbe un ulteriore aggravamento di una situazione che da tempo mostra tutti i suoi limiti».
Per il Comitato, infatti, gli ambulatori straordinari hanno svolto un ruolo essenziale nella fase emergenziale, ma non possono diventare la soluzione ordinaria al problema della carenza dei medici. «Gli Ascot sono stati un tampone necessario e spesso efficace nei momenti più difficili – sottolinea Rosas- ma è oggi però è evidente che non possono rappresentare la risposta strutturale ai bisogni sanitari del territorio. Servono investimenti concreti nella medicina di prossimità, nel rafforzamento delle Case della Comunità e in una reale integrazione tra personale sanitario e amministrativo. Solo così sarà possibile garantire una presa in carico continua e completa dei cittadini». Insomma, un appello che rilancia un tema sempre più centrale per il Terralbese: assicurare l’accesso alle cure e alla medicina di base prima che la carenza di professionisti trasformi un’emergenza cronica in una crisi ancora più profonda.
