Terralba, dal Consorzio Pesca Marceddì appello alla Regione: «Impossibile lavorare»
La riunione del Consiglio di Amministrazione, convocata d'urgenza, ha messo nero su bianco ciò che i pescatori ripetono da anni(Ansa)
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La sopravvivenza invernale di 115 famiglie è a rischio con la mancata pesca stimata in 60 -70 quintali di capitoni e anguille. A denunciarlo è Il Consorzio Cooperative Riunite della Pesca di Marceddì, per una situazione che, secondo il presidente Antonio Loi «non è più sostenibile sul piano economico e umano». La riunione del Consiglio di Amministrazione, convocata d'urgenza, ha messo nero su bianco ciò che i pescatori ripetono da anni: la normativa sulla pesca dell'anguilla è ormai completamente scollegata dalla realtà. Il decreto che autorizza l'uso dei bertovelli dal 1 ottobre al 31 dicembre, spiegano dal Consorzio, non tiene conto dei cambiamenti climatici.
«Le stagioni sono cambiate, ma le regole no – evidenzia il presidente Loi - in quanto l'anguilla si muove soprattutto a gennaio. Chiudere la pesca il 31 dicembre significa togliere alle famiglie l'unico mese davvero produttivo. È una scelta che non ha alcuna logica e che sta strangolando un intero comparto». Da qui la richiesta, definita “non più rinviabile”, di fare iniziare la stagione il 1 novembre e prolungarla fino al 31 gennaio.
Ma il calendario non è l'unico problema. A devastare gli stagni ci sono i cormorani, sempre più numerosi e sempre più aggressivi. «Mangiano più pesce di quanto riusciamo a catturare - evidenzia il presidente -. Abbiamo obbligatorio decine di segnalazioni, documentato i danni, chiesto indennizzi. Non è arrivata una risposta, non un euro, non un gesto concreto. È come parlare al muro». I pescatori raccontano di giornate intere passate a controllare le peschiere per poi tornare a casa con catture irrisorie, mentre gli uccelli protetti banchettano indisturbati.
La situazione, dicono dal Consorzio, è diventata insostenibile. «Non chiediamo favori, chiediamo solo di poter lavorare - insiste Loi - ma se la Regione continua a ignorare il problema, saremo costretti a tornare a protestare davanti ai palazzi istituzionali. Non perzzare spettacolare la nostra rabbia, ma perché non ci stanno lasciando alternative». Il presidente parla apertamente di “comparto allo stremo”, di famiglie che vivono nell'incertezza e di una tradizione secolare che rischia di spegnersi nell'indifferenza generale.
L'appello finale è diretto e senza filtri: «La politica regionale - afferma Loi - deve assumersi le proprie responsabilità. Non si può continuare a governare la pesca con norme vecchie di vent'anni mentre il clima cambia, le specie migranti ei danni aumentano. Serve un intervento immediato, serio e competente. Non possiamo più aspettare». A Marceddì la sensazione è che il tempo sia scaduto. E questa volta i pescatori non sembrano disposti a farsi mettere a tacere.
