È ancora il sud della provincia di Oristano l’epicentro della protesta per la grave mancanza di assistenza sanitaria. Nei giorni scorsi si è riunito a Terralba  il Coordinamento dei Comitati civici per la sanità pubblica, che ha definito le prossime azioni di mobilitazione. Il portavoce Alessandro Rosas ha annunciato la decisione più significativa: «Il 7 marzo ci sarà una manifestazione regionale. Ribadiremo i contenuti di una protesta che deve coinvolgere tutti i soggetti che hanno a cuore il destino della sanità pubblica».

La scelta arriva dopo l’ennesima assemblea molto partecipata dove cittadini, operatori sanitari e amministratori hanno denunciato una situazione ormai definita “non più sostenibile”.

Con  migliaia di persone sono ancora senza medico di base, gli Ascot che sono sovraccarichi e le liste d’attesa continuano ad allungarsi. «Non ci interessa individuare i colpevoli, ma trovare soluzioni», ha ribadito Rosas, chiedendo interventi strutturali immediati. Tra i nodi da risolvere l’apertura della Casa della Comunità, il potenziamento degli Ascot, procedure più rapide per l’assegnazione dei medici e un piano straordinario per garantire continuità assistenziale.  

Sul tema interviene anche la politica regionale. Il consigliere Emanuele Cera (Fratelli d’Italia) denuncia la mancata risposta della Regione alla sua interrogazione sulla stabilizzazione del personale precario della Asl 5 di Oristano, presentata nell’ottobre 2025. «Un silenzio inaccettabile – afferma – che pesa su lavoratori e famiglie e si somma a carenze di organico sempre più gravi». Cera critica duramente le scelte della Giunta, dal commissariamento delle Asl.

«Le condizioni della sanità – sostiene Cera - sono peggiorate e ora manca perfino il rispetto istituzionale verso il Consiglio regionale».Secondo Cera, la responsabilità politica è diretta e chiama in causa la Presidente della Regione, che detiene la delega alla Sanità. «Le scelte adottate finora — afferma — si stanno rivelando fallimentari e chiedo che la Presidente Todde chiarisca quali siano le reali intenzioni della Regione in merito alla tutela del lavoro, alla dignità dei lavoratori precari e al diritto alla salute dei cittadini dell’Oristanese».

A denunciare ulteriori criticità è anche il consigliere comunale di Mogoro Gianni Pia, che segnala disservizi ormai cronici: una guardia medica a singhiozzo, l’assenza da quattro anni del medico di Igiene Pubblica, lo stop ai prelievi ematici da novembre per mancanza di personale, e un servizio di fisioterapia penalizzato da ambienti senza riscaldamento. «La nostra comunità – afferma – non può più tollerare questa regressione. Perdere altri servizi sarebbe devastante».

Il 7 marzo, dunque, Terralba e l’Oristanese proveranno a far sentire la propria voce a tutta la Sardegna, chiedendo ciò che dovrebbe essere garantito per diritto: una sanità pubblica funzionante, accessibile e dignitosa.

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