Tensione sull’Ardia blindata per il Covid: il sindaco di Sedilo in tribunale si difende in sardo col traduttore
Schieramento di forze dell’ordine al santuario per le funzioni religiose, il primo cittadino denunciò il questore e il suo vice. Ora è alla sbarra per calunnia: «Fu un'offesa»Il santuario di San Costantino (L'Unione Sarda)
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«Quella imponente presenza delle forze dell’ordine, addirittura in tenuta antisommossa, all’interno del santuario era stata vissuta come un’offesa». Ieri in Aula, il sindaco di Sedilo lo ha ripetuto diverse volte, rigorosamente in sardo e con un traduttore vicino. Salvatore Pes, nella nuova udienza del processo in cui è chiamato a rispondere dell’accusa di calunnia, ha cercato di chiarire cosa accadde nei giorni dell’Ardia di sei anni fa.
Si era in piena pandemia da Covid-19, la corsa a cavallo era stata sospesa ma le celebrazioni religiose erano consentite evitando ovviamente assembramenti e seguendo le norme di comportamento previste all’epoca. E così al santuario arrivavano sia sedilesi che fedeli da diverse parti dell’Isola, visto il valore che l’Ardia riveste per l’intera Sardegna, come il sindaco ha ricordato davanti alla giudice Federica Colantonio e alla pm Daniela Caddeo.
In alcuni momenti della giornata però sarebbe stato chiuso persino il cancello dell’arco di San Costantino «impedendo ai devoti di sciogliere il voto». Scelte che avrebbero alimentato lamentele da parte dei sedilesi, così Pes (difeso dall’avvocata Cristina Puddu) decise di denunciare l’allora questore Giusi Stellino e il vice Pino Scrivo per turbamento di funzioni religiose. La denuncia fu archiviata dal Tribunale, successivamente Stellino e Scrivo (parti civili con l’avvocato Mario Gusi) avevano denunciato Pes per calunnia. Il processo continua l’11 novembre.
