Santa Giusta si prepara ad accendere le sue serate estive con un appuntamento che promette di lasciare il segno. Giovedì 6 agosto 2026, alle ore 21, la Corte di Casa Figus – la storica “Casa dell'Intreccio” di via Manzoni n. 135, con ingresso anche da via Petrarca n. 12 – ospiterà la presentazione “Othoca e il Mare. Ricerche archeologiche in laguna”, il primo di una serie di eventi che accompagnerà la comunità lungo tutta la stagione estiva. Prima della conferenza, sarà inaugurata ufficialmente la Corte di Casa Figus, un’antica corte campidanese recuperata e allestita per diventare un nuovo polo di aggregazione cittadino, pensato per ospitare eventi culturali, rassegne musicali e appuntamenti enogastronomici. Ad aprire la serata saranno il Sindaco Antonello Figus e l’Assessora alla Cultura Gabriella Caria, che introdurranno il senso di un progetto capace di intrecciare la valorizzazione del patrimonio storico con la vita culturale del paese.

Il cuore della serata sarà però dedicato alle ricerche condotte dalla Soprintendenza ABAP in collaborazione con l’Università di Cagliari nella laguna di Santa Giusta, un lavoro avviato nel 2006 e proseguito negli anni con risultati sempre più significativi. Ad aprire questo capitolo sarà Ignazio Sanna, funzionario per le tecnologie e l’archeologia subacquea della Soprintendenza ABAP per la Città Metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna, che porterà l’attenzione sulle indagini condotte sott’acqua. «L’ambiente lagunare è un luogo molto delicato in cui operare come archeologi subacquei», spiega Sanna, «a complicare il lavoro è una batimetria ridotta, di circa 1,20 metri, a cui si sommano numerose stratificazioni di fango che rendono complesso il recupero dei reperti in modo che possano offrire dati reali, ottenibili solo in situazioni di lavoro adeguate». Proprio il fango, però, si rivela anche un alleato prezioso per la conservazione, «in quanto crea ambienti anaerobici che permettono al materiale organico di conservarsi nel tempo. Durante la serata toglierò la maschera da sub e passerò agli oculari del microscopio, illustrando aspetti significativi della ricerca riguardo allo studio dei materiali».

Un lavoro complesso e importante, portato avanti collettivamente attraverso più ambiti di ricerca e che ha permesso di ricostruire la storia della laguna nei secoli, grazie anche alla collaborazione dei geologi del CNR. «Nella zona nord-orientale della laguna», spiega Carla Del Vais, dell’Università di Cagliari e direttrice dell’Antiquarium Arborense di Oristano, relatrice della serata, «è stato rinvenuto un giacimento punico che ha restituito una grande quantità di reperti, in particolare numerosissime anfore da trasporto, datate tra la fine del VII e il II secolo a.C., pressoché integre e contenenti resti di cibo a base di ovi-caprini, associati a semi d’uva, olive, mandorle, noci e prugne». La direttrice sottolinea come il lavoro preliminare di catalogazione dei reperti ceramici stia mettendo in luce «una produzione che sembrerebbe prevalentemente locale», frutto di un’economia radicata nel territorio. Per quanto riguarda l’analisi dei semi, il lavoro è stato svolto in collaborazione con il Centro Conservazione Biodiversità dell’Università di Cagliari. Ed è proprio in questo intreccio di competenze che risiede il valore più profondo della ricerca: solo mettendo a sistema sguardi e metodi diversi è stato possibile restituire un quadro sempre più dettagliato della vita quotidiana, dei commerci e dell’economia dell’antica Othoca, trasformando un giacimento sommerso in una fonte storica di prim’ordine.

Un doppio appuntamento, dunque: da un lato la riscoperta del passato sommerso di Othoca, dall’altro la nascita di un nuovo spazio destinato a diventare, nelle prossime settimane, teatro di musica, cultura e convivialità. Un modo per raccontare Santa Giusta guardando insieme alle sue radici più antiche, e in avanti, verso una stagione di eventi che promette di animare le sue sere d’estate.        

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