Dopo che la minoranza si è rivolta al prefetto, i consiglieri hanno ricevuto gli atti relativi al concorso che mesi fa ha fatto discutere e non poco. Quello per il quale il Comune di Riola non aveva chiesto la tassa di partecipazione. E cioè 10 euro e 33 centesimi a candidato. Cifra che solitamente serve a coprire i costi amministrativi e organizzativi sostenuti dalle amministrazioni pubbliche per gestire la procedura selettiva. In questo caso, nelle casse comunali sarebbero entrati tremila e 832 euro, visto che i candidati totali sono stati ben 371. 
Il gruppo consiliare di minoranza Arriora fa sapere che ha concluso l’esame della documentazione ricevuta dopo l’accesso agli atti. Nella risposta trasmessa dagli uffici, la mancata previsione della tassa viene ricondotta a esigenze di semplificazione amministrativa, per favorire la partecipazione e ridurre gli adempimenti legati agli incassi. Per Arriora, però, il punto resta aperto: se un regolamento comunale vigente prevede una tassa, con quale atto è stata decisa la sua mancata applicazione?

«Non discutiamo il fatto che, in astratto, una procedura concorsuale possa essere resa gratuita – spiega Secci –. Il punto è un altro: se il Comune ha un regolamento vigente, quel regolamento si applica oppure si modifica. Non può essere semplicemente accantonato senza un atto chiaro, motivato e riconducibile all’organo competente». Secondo il gruppo consiliare, la vicenda apre una riflessione più ampia sul rapporto tra indirizzo politico e gestione amministrativa. «In un Comune i ruoli devono essere chiari – prosegue Secci –. La politica dà l’indirizzo, gli uffici gestiscono, la Segreteria comunale garantisce la correttezza giuridico-amministrativa e il Consiglio controlla. Quando questi confini si confondono, nasce una domanda che a Riola Sardo molti cittadini si fanno ormai da tempo: chi decide davvero dentro il Comune?» Per il gruppo consiliare, la questione non deve essere trasformata in uno scontro personale con i dipendenti comunali, ma va riportata sul piano politico-istituzionale. «Noi non cerchiamo colpevoli da esporre in piazza – conclude Secci –. Chiediamo però che il sindaco e la Giunta esercitino pienamente il loro ruolo di indirizzo politico. Se un regolamento è superato, lo si cambi. Se si vuole semplificare, lo si faccia con atti chiari. Ma non si può amministrare lasciando che le decisioni politiche diventino scelte di fatto degli uffici».
 

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