La Giornata nazionale per le vittime dell’amianto cade ogni anno il 28 aprile, ma ad Oristano si è scelto di celebrarla oggi. La mattinata si è svolta nella rotonda che ospita il monumento dedicato alle vittime dell’amianto, opera dello scultore oristanese Fabio Sanna.

Un lavoro donato alla città dall’Associazione ex esposti, che nel tempo è diventato un autentico luogo della memoria collettiva, un punto fermo nel paesaggio urbano dove la città torna ogni anno a fare i conti con una ferita che non si è ancora del tutto chiusa. Alla cerimonia hanno partecipato l’associazione stessa e il Comune di Oristano, con la presenza della vicesindaca e assessora all’Ambiente Bonaria Zedda, che ha sottolineato l’importanza del percorso di sensibilizzazione avviato con le scuole cittadine.

Tra i presenti, una rappresentanza di studenti dell’Othoca, coinvolti nel progetto “Amianto Zero”, avviato in collaborazione con l’assessorato comunale all’Ambiente e giunto quest’anno alla sua seconda edizione. Un progetto che cresce e si consolida: lo scorso anno aveva portato tra i banchi un seminario formativo aperto a studenti, docenti, autorità e cittadini, accompagnato da una mostra multimediale che documentava la presenza dell’amianto in città e i rischi legati alla fibra. Quest’anno, la scuola è tornata in strada, o meglio, alla rotonda, per non dimenticare, con una cerimonia vissuta con partecipazione genuina. I ragazzi indossavano magliette simboliche, segno tangibile di adesione a una causa che tocca corde profonde. «Per noi sardi questa giornata ha un peso importante, perché questa storia ci appartiene, perché l’amianto ha colpito anche le nostre famiglie, le nostre comunità. Stare qui oggi, con questa maglietta, è il minimo che possiamo fare», spiega Leonardo Spano, studente della 4ª C.

A guidare la cerimonia sono stati i rappresentanti dell’Associazione ex esposti, che hanno ribadito come la memoria non sia un esercizio retorico, ma uno strumento concreto di prevenzione. Conoscere le storie di chi ha sofferto, capire come e perché è successo, è il modo più efficace per evitare che tragedie simili si ripetano, soprattutto per chi, come i ragazzi delle classi tecniche, si avvia a lavorare in ambienti dove la sicurezza è tutt’altro che scontata. «Io studio elettrotecnica», spiega Mattias Niola della 3ª C, «quando ci spiegano la sicurezza sul lavoro a volte mi sembrano argomenti lontani, teorici. Invece stamattina ho capito che quelle regole esistono perché prima non c’erano e le persone pagavano con la vita».

La giornata si è conclusa con un minuto di silenzio, semplice e potente, che ha unito studenti, docenti, rappresentanti istituzionali e organizzatori in un unico gesto condiviso. Nessuna retorica, nessun discorso di circostanza: solo quella pausa che, a volte, dice più di mille parole. «Questa mattina è stata un’esperienza formativa importantissima», sottolinea la docente Claudia Lupino, «che va oltre i libri di testo e che contribuisce a costruire qualcosa di più duraturo delle competenze tecniche: una coscienza civile, la consapevolezza che il lavoro deve essere vita, non morte. E che ricordare è già, di per sé, un atto di responsabilità verso il futuro».

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