Samugheo, il fratello di Luca Sanna: «Le parole di Trump fanno male»
La famiglia del Caporal Maggiore Capo degli alpini morto in Afghanistan nel 2011: «Era in prima linea»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Dire che erano indietro è un’offesa alla memoria di chi è morto». Sono parole cariche di amarezza quelle di Dario Sanna, fratello del Caporal Maggiore Capo degli alpini Luca Sanna, 32 anni, di Samugheo, ucciso nel gennaio 2011 in Afghanistan durante uno scontro a fuoco nei pressi della base italiana di Bala Murghab.
Luca Sanna prestava servizio nell’avamposto chiamato Highlander, “l’immortale”, il punto più avanzato dello schieramento.
«Altro che non aver fatto niente – racconta Dario Sanna – i nostri militari hanno fatto abbastanza. Se davvero fossero stati indietro, come qualcuno ha detto, la gente non sarebbe morta».
È una risposta diretta alle recenti dichiarazioni del presidente Trump che mettono in dubbio l’efficacia e la posizione operativa dei soldati italiani.
«Non l’abbiamo presa bene – sottolinea – perché non corrisponde alla verità. Mio fratello e i suoi commilitoni erano in prima linea».
Un impegno che, secondo il familiare del militare caduto, andava ben oltre l’aspetto militare. «Erano fieri di quello che stavano facendo: aiutavano le persone, i bambini che vivevano lì. Credevano davvero in quella missione».
Poi l’amara conclusione: «Ora però gli americani hanno mollato tutto e se ne sono andati. In pochi anni è tornato tutto com’era prima. E allora viene da chiedersi se tutti quei sacrifici siano serviti davvero a qualcosa».
(Unioneonline)
