Il Majorale del gremio del Cavaliere infinito, Filippo Martinez, nelle notti pre Sartiglia accompagna il suo Componidori che, in groppa al cavallo bianco, benedice la città in via Duomo e il mondo lungo la battigia di Torregrande; di giorno sfodera il fioretto per rispondere al sindaco di Sedilo, Salvatore Pes, che ha ritenuto irrispettoso l’abbinamento dell’Ardia alle varie manifestazioni carnevalesche «tra tutte la Sartiglia».

 «L’Ardia - riconosce Martinez - è un unicum nel panorama sardo, siamo rispettosissimi e la riteniamo di grande bellezza e pathos religioso del quale non possiamo che sentirci orgogliosi. Ed è vero: l’Ardia è diversa da tutte le altre manifestazioni. Al contrario della Sartiglia. Infatti è facile incontrare dappertutto Componidori che, indossando una maschera ieratica, un cilindro e un velo da sposa, distesi sul proprio cavallo, galoppano a perdifiato davanti alle Cattedrali, benedicendo l’umanità con Sa pippia ‘e maju, uno scettro di viole e mammole».

Non solo, Martinez riprende il concetto di Pes: «L’Ardia appartiene al patrimonio culturale dell’intera Sardegna, mentre la Sartiglia al massimo può ambire a essere patrimonio culturale di Oristano, Silì e Massama. Anche se, inspiegabilmente, si ripete da centinaia di anni; persino durante la peste nera del 1655, o nel 2020, quando, a causa del Covid, il Componidori fu costretto a limitarsi alla sola benedizione impartita a notte fonda».

Filippo Martinez canta l’Ardia per glorificare la Sartiglia: «È sacrosanto che l’Ardia sia un atto incontestabile di vera fede, sebbene rivolto a un santo che non è stato mai beatificato né canonizzato dalla Chiesa cattolica romana, ma solo venerato dalla Chiesa ortodossa d’Oriente. Un rito nel quale forma e sostanza non possono essere alterate. Al contrario, dobbiamo ammetterlo, la Sartiglia è un atto di fede falsa, strumentalmente ispirata a santi minori come Giovanni e Giuseppe, che sciorina tanti appuntamenti carnevaleschi come ad esempio la Candelora, durante la quale, in chiesa, tra preghiere e litanie, viene benedetto il cero che sarà consegnato dal presidente del Gremio – s’Oberaju – al Componidori; oppure come la vestizione cerimoniale che avviene davanti a una grande folla ingenuamente commossa. Momenti che, com’è evidente, nulla hanno a che fare con la percezione del sacro nella popolazione».

Da qui la conclusione, secondo Martinez: «Proprio per questo la forma e la sostanza della Sartiglia, invece che nell’Ardia, possono essere modificate a piacimento da qualunque baldo tromboncello che ami abbandonarsi alle chiacchiere e alla ostentata esibizione del distintivo».

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