Ad Abbasanta Sant’Antonio è un affare di famiglia
Antonio Palmas priore della festa. Ma anche sua figlia e sua nipote saranno protagoniste delle celebrazioniPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sant’Antonio ad Abbasanta è un affare di famiglia. Quest’anno la festa che si sta organizzando in suo onore per Sant’Antoni de su fogu, appuntamento molto sentito e partecipato dalla comunità abbasantese, vedrà in campo ben tre generazioni.
Priore della festa è infatti Antonio Palmas, 78 anni da compiere il prossimo settembre, prioressa è la figlia Valeria di 43 anni, coltivatrice diretta, e tra i diciottenni che partecipano alla festa e che porteranno una delle tuve (grossi alberi cavi), che il prossimo 16 gennaio saranno accese in onore del Santo c’è la nipote Lara Careddu, studentessa all’Industria e artigianato per il Made in Italy all’ultimo anno. Una coincidenza non da poco, ma in realtà un legame fortissimo, da sempre, lega la famiglia Palmas a Sant’Antonio. Antonio Palmas, di origine ogliastrine, è arrivato ad Abbasanta negli anni Settanta quando era elicotterista nei carabinieri. Poi qui si è sposato con Rafaela Serra. Con lei prioressa, già in passato Antonio Palmas ha ricoperto l’incarico di priore.
“Questa è la terza volta che lo faccio. Ora ci sono più adempimenti per quel che riguarda il piano della sicurezza, le responsabilità. E poi gli Antonio che partecipano, nonostante all’anagrafe siano una sessantina, sono pochi. Con i simpatizzanti arriviamo a circa 25, ma i giovani sono pochissimi”, racconta. Quindi il priore prosegue: “Ricoprire questo ruolo è un impegno. Io personalmente lo faccio perché ci tengo a mantenere vive le nostre tradizioni”.
Poi quest’anno il regalo di condividere con la propria famiglia questo percorso. La figlia Valeria è il terzo anno che fa la prioressa: “Non volevo che Sant’Antonio restasse da solo e siccome nessuno si faceva avanti, nel 2023 ho pensato di farlo io. All’epoca abitavo nella casa dietro la chiesa, la finestra si affaccia nel cortile”. A Valeria brillano gli occhi quando parla di Sant’Antonio. E prosegue nel racconto: “Il primo anno l’ho fatto per una promessa, poi ho proseguito. Quest’anno ci tenevo particolarmente vista la coincidenza. Lara, oltre che nipote è mia figlioccia. Ai miei figli dico che sono la custode di Sant’Antonio e della chiesa a lui intitolata”.
Compito della prioressa è quello di tenere in ordine la chiesa: dalle pulizie, ai fiori alla sistemazione delle tovaglie. E c’è chi in questo compito aiuta la prioressa. “Mia sorella Marzia, quando mamma era prioressa, si è occupata di alcuni ricami. Sant’Antonio per noi è un affare di famiglia. Anche una zia è stata prioressa e siamo cresciuti in questo vicinato”.
Una gioia anche per la nipote Lara: “Sant’Antonio è una delle feste che preferisco, la sento vicinissima sin da bambina. È un mantenere viva la tradizione e poi per me quest’anno segna anche il passaggio alla maggiore età, è un rito simbolico in cui capisci che stai diventando adulta. Quest’anno per me l’emozione è forte anche perché sono molto legata alla mia famiglia”.
Lara ha scoperto solo lo scorso 17 gennaio, durante il pranzo della prioressa (la zia e madrina) che cosa sarebbe accaduto: nonno, zia e lei uniti dallo stesso destino. Ora al lavoro perché tutto funzioni al meglio. “Faremo anche sa ditta, l’asta dei doni al Santo. Il ricavato, come sempre, verrà impiegato per interventi nella chiesa. C’è anche qualche benefattore”, conclude Antonio Palmas. E ora si attende il grande giorno dei falò. Ad Abbasanta arderanno tre tuve: quella degli Antonio, quella dei diciottenni e quella dei ferrovieri.
