Erano i giorni convulsi e speranzosi del dopoguerra quando, per la prima volta nella storia d’Italia, anche le donne si recarono alle urne. Era il 2 giugno 1946, e quel gesto avrebbe cambiato per sempre il volto della democrazia italiana. Ottant’anni dopo, Oristano si prepara a celebrare quell’anniversario con un evento che unisce memoria, cultura e musica.

L’appuntamento è fissato per questa sera alle 18, al Centro servizi culturali Unla, su iniziativa dell’Anpi Provinciale di Oristano guidata dalla presidente Carla Cossu. Una serata pensata non come semplice commemorazione, ma come occasione viva di riflessione su ciò che quelle donne conquistarono e su quanto di quella conquista resista oggi.

«Ottant’anni», spiega Carla Cossu, «non sono un numero qualunque. Sono una vita intera. E c’è ancora qualcuno in vita che ricorda quel giorno, che sa cosa significò mettere per la prima volta una scheda nell’urna. Noi abbiamo il dovere di tenere accesa quella memoria. Nel 1946 le donne italiane votarono per la prima volta. Lo fecero in occasione del referendum tra Repubblica e Monarchia e per eleggere l’Assemblea costituente. Quella stessa assemblea che scrisse la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, antifascista, fondata sulla dignità di ogni persona. Queste cose non sono separate. Il voto delle donne e la costituzione fanno parte dello stesso atto fondativo. Celebrarle insieme ha un senso preciso».

Per la serata, Cossu ha invitato Maria Agostina Cabiddu, docente al Politecnico di Milano, giurista di fama, autrice di oltre 200 pubblicazioni e vincitrice del Premio internazionale della Crusca. «Viviamo un momento», continua Cossu, «in cui certi principi che davamo per acquisiti vengono rimessi in discussione. Non possiamo fare finta di niente. Un’associazione come la nostra ha il preciso compito di tenere alta la guardia, di informare, di coinvolgere i cittadini. Questa serata serve anche a questo».

A completare la serata ci sarà l’intermezzo musicale del duo Coffee Break, formato da Paolo Carta e Andrea Buffa. «Ho voluto la musica perché queste serate non devono essere solo conferenze», spiega Cossu, «devono emozionare, devono restare. La memoria si porta nel cuore, non solo nella testa».

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