Furto sacrilego nella chiesa di Donigala: i ladri hanno rubato dalla parrocchiale di Sant'Antonino l'ostensorio e la pisside con le ostie benedette. A tutto il resto non sembravano interessati e per questo c'è il sospetto che le ostie potessero servire per un rito satanico.

IL BLITZ Il colpo è stato messo a segno venerdì notte e ieri mattina prima il diacono e poi il parroco don Ignazio Cau hanno fatto la scoperta nella chiesa della frazione oristanese. I ladri sono entrati nella parrocchiale dopo aver forzato e buttato giù la porta che si affaccia in giardino e che dà in sagrestia: sono andati dritti al tabernacolo, l'hanno aperto e hanno portato via l'ostensorio che nella liturgia cattolica è l'oggetto usato per l'esposizione solenne (ostensione) del Corpo di Cristo (l'Ostia consacrata) per l'adorazione eucaristica e per la benedizione eucaristica. Poi si sono impossessati della pisside, altro oggetto liturgico usato per conservare le ostie consacrate dopo la Celebrazione Eucaristica. «È un furto molto grave, perché è un sacrilegio» afferma don Umberto Lai, vicario dell'arcivescovo. «I ladri avrebbero potuto rubare altro e invece si sono concentrati sugli oggetti sacri che contengono le ostie benedette: chissà, magari dietro potrebbe esserci qualche rito satanico». Il dubbio, certamente, resta.

LA DENUNCIA Il furto è stato denunciato alle forze dell'ordine: sono intervenuti carabinieri e polizia che hanno avviato una serie di accertamenti. All'interno della chiesa gli inquirenti hanno svolto indagini per verificare la presenza di eventuali tracce dei ladri.

IL PRECEDENTE Non è la prima volta che la chiesa di Donigala viene presa di mira dai ladri. Nel 2001 un furto avvenuto a distanza di dieci giorni da un altro colpo messo a segno nella basilica del Rimedio. Dove i ladri erano entrati utilizzando le chiavi trovate nel locale attiguo e avevano portato via i soldi delle offerte che i fedeli avevano destinato alla chiesa. A Donigala erano stati portati via strumenti musicali e palloni da calcio. I malviventi avevano approfittato dell'assenza dell'allora parroco don Antonio Usai. Erano entrati dal retro nella chiesa di Sant'Antonino. Quella volta non avevano utilizzato l'energia elettrica, ma avevano preferito agire con la luce soffusa delle candele. Dalla navata centrale erano spariti chitarra e tastiera elettriche e un amplificatore, usati per accompagnare i canti durante la celebrazione della messa. ( p. m. )
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