Consiglio di fuoco ieri con il sindaco incontenibile e fortemente amareggiato. «Mi avete messo all'angolo, forse perché chi dovrebbe sostenermi non condivide le logiche di trasparenza, legalità».

Angela e demone. Accusa e va contro tutti. Evita il pianto. Stringe i denti. Poi si dimette. «Non ho più una maggioranza, questo mi impone di uscire di scena». Tono fermo, rabbia e amarezza disegnate sul viso. Il sindaco Angela Nonnis lascia dopo una rottura netta con quasi tutto il consiglio comunale sul Puc, o meglio sulle date e il calendario dei lavori. Sette giorni di differenza che (forse) manderanno in fumo una legislatura e un Piano urbanistico ormai a un passo da un'approvazione condivisa, dopo che la città è da quaranta anni che aspetta. «Corto circuiti della politica - ha detto il sindaco in aula - ma non sono l'unica responsabile di questa disfatta. Ha prevalso una politica becera che non mi appartiene e che Oristano non merita».

IN AULA La cronaca del crollo è concitata. Il volto scuro del sindaco di inizio seduta non promette nulla di buono. In tanti, dopo lo strappo di venerdì scorso quando la maggioranza l'aveva praticamente sfiduciata decidendo per il rinvio del Puc al 7 maggio (il sindaco Nonnis e l'assessore Ledda pretendevano la discussione entro il 30 aprile), si aspettava subito le dimissioni. E invece a sorpresa inizia la relazione sul bilancio. Tailleur nero, intonato all'umore, Angela Nonnis elenca progetti e programmi per il futuro che sembrano escludere decisioni drastiche. Poi il colpo di scena. «Potrei fare tutto questo se avessi una maggioranza che mi sostiene, ma spesso vengo misconosciuta, abbandonata forse perché chi dovrebbe sostenermi non condivide le logiche di trasparenza, legalità e imparzialità». E via un j'accuse contro gli alleati, ma anche contro la minoranza.

L'AFFONDO «Devo dire cose che pesano come macigni». Incontenibile, non fa sconti. «In campagna elettorale dissi che avrei approvato il Puc nei primi tre anni, ma per poterlo fare ho bisogno di una maggioranza e di una minoranza che non mi mettono sempre all'angolo». Ricorda di aver sollecitato al rientro dalla convalescenza di parlare subito di Piano urbanistico «in intergruppo ho chiesto di approvarlo entro aprile e mi era stato detto di si, ma poi sono stata letteralmente fischiata e messa a bordo ring». Da qui la scelta della convocazione urgente «metodo legale» per il sindaco, ma «prova di forza» agli occhi del consiglio che, esclusi quattro, aveva già deciso per la data del 7 maggio.

«L'insensibilità dei più ha voluto che si andasse contro la mia richiesta di iniziare subito almeno con la relazione dell'assessore - va avanti - Forse si sarebbe dovuto avere un po' più di rispetto per il sindaco considerato il momento». Poi l'affondo: «Non voglio fare lezioni di etica a nessuno, ma mi viene difficile stare accanto a persone che si comportano in questo modo, che peccano anche dal punto di vista morale e mancano di responsabilità verso la città. Il Puc non posso approvarlo da sola».

LA ROTTURA Alla fine l'estremo tentativo. «Chiedo ai capigruppo di maggioranza e minoranza di iniziare ora l'esame del Puc. Riunitevi e decidete. Poi io prenderò le mie decisioni». Seduta sospesa, dietro le quinte si cerca un accordo ma il clima è teso. La sensazione è che ormai il giocattolo si sia rotto: accuse pesanti che in pochi digeriscono. Ma soprattutto nessuno intende fare retromarcia. E infatti il sindaco continua a insistere per convocare l'assemblea sul Puc il 29 aprile, i capigruppo rispondono picche. Si va avanti con la decisione già presa dal Consiglio per parlarne a maggio. «Cosa cambiano sette giorni? - si interroga l'indipendente Antonio Scanu - Il sindaco non ci dà chiarimenti per questa fretta». Attesa estenuante, Angela Nonnis rientra in aula molto provata e tesa. Poche battute con l'assessore Salvatore Ledda, poi la chiusura.

LA FINE «La linearità che mi ha sempre contraddistinto mi impone le dimissioni» e il tono fermo quasi le si spezza in gola. Sono circa le 20.30 di una serata elettrica, in cui si è visto di tutto, dagli applausi del pubblico agli abbracci passando dai pesanti attacchi. «So di avere la coscienza a posto, ho dato tutto il contributo possibile - dice- io ci ho creduto e mi dispiace per la città. La gente quando vuole sa premiare e sa punire, sarà punito chi probabilmente ha sbagliato».

VALERIA PINNA
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