Tragico incidente nel mare davanti a Santa Maria Navarrese: un peschereccio della marineria di Arbatax – il motopesca “Luigino” – è affondato in un tratto dal fondale a 200 metri e il bilancio è drammatico. 

Due i morti: hanno perso la vita Antonio Morlè, comandante dell’imbarcazione,  ed Enrico Piras, entrambi di Tortolì. I corpi non sono ancora stati recuperati: quello di Morlè, che era il comandante, sarebbe andato a fondo con il peschereccio, mentre quello del marinaio Piras è alla deriva e sono in corso le ricerche.

Antonio Lovicario, altro marinaio, è riuscito a salvarsi ed è stato trasportato al porto di Arbatax a bordo del peschereccio Zeus di proprietà di Maurizio Morlè, fratello di Antonio. Le sue condizioni sono rassicuranti. Il peschereccio Zeus è attraccato sulla banchina di ponente alle 14.30 dove ad attenderlo c’erano decine di persone.

L'arrivo in banchina del peschereccio Zeus, che ha portato in salvo il marinaio superstite (Roberto Secci)

Sul posto la motovedetta CP811 dell'Ufficio circondariale marittimo di Arbatax. In volo anche un elicottero della 4° Sezione volo della Guardia costiera, decollato da Decimomannu. Le attività di soccorso sono coordinate dal Reparto Operativo di Cagliari, con il comandante Mattia Caniglia.

L’intervento degli uomini della Capitaneria è stato reso particolarmente difficile a causa delle condizioni meteo-marine.

Cordoglio della Regione

«La tragedia del peschereccio avvenuta nella tarda mattinata di oggi, colpisce profondamente la Sardegna intera»: lo afferma l’assessore dell’Agricoltura Francesco Agus, parlando a nome della Regione. «Come assessore competente esprimo cordoglio alle famiglie delle persone scomparse e vicinanza al pescatore che è riuscito a salvarsi. Un ringraziamento al personale della Guardia Costiera»,  conclude l’assessore, «e a tutti coloro che hanno prestato soccorso in condizioni meteo marine molto complicate».

I sindacati

Cordoglio e vicinanza alle famiglie delle vittime arriva dalla Flai Cgil della Sardegna: «Ancora una volta»,  ha detto la segretaria Valentina Marci, «il mare si porta via le vite di lavoratori che svolgono un mestiere duro, esposto quotidianamente a rischi enormi, spesso aggravati da condizioni meteo-marine difficili, costi di gestione insostenibili e margini economici sempre più ridotti». La pesca resta uno dei settori con il più alto indice di rischio in Italia: «Non possiamo limitarci al cordoglio: serve un intervento strutturale immediato su sicurezza, formazione e ammodernamento della flotta».

La Flai chiede l’apertura urgente di un tavolo regionale e nazionale sulla sicurezza nella pesca, maggiori investimenti per il rinnovo delle imbarcazioni e delle dotazioni di sicurezza, controlli efficaci ma accompagnati da sostegno economico alle imprese sane, tutele concrete per i lavoratori e le loro famiglie, anche attraverso ammortizzatori adeguati nei periodi di fermo e nelle situazioni di emergenza.

«Non è accettabile che nel 2026 si continui a morire di lavoro in mare. La pesca è presidio economico, sociale e culturale delle nostre coste, in particolare in territori come l’Ogliastra, dove rappresenta identità e sostentamento per intere comunità».

- IN AGGIORNAMENTO – 

(Unioneonline)

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