Il più grande raggiunge appena i due centimetri di lunghezza. Ma è unico al mondo, come tutti gli appartenenti alle dieci specie di crostacei appena scoperte nelle cavità carsiche del Montalbo, dove i gamberetti sono stati preservati per milioni di anni.

Un momento dell'esplorazione

È quanto emerso dalle ricerche, presentate oggi nella sala consiliare del Comune di Nuoro, durante un incontro pubblico dal titolo “Dove l’acqua incontra la vita”. Il progetto, promosso e finanziato dal Parco di Tepilora nell’area della riserva di Biosfera MaB Unesco di Tepilora, Rio Posada, Montalbo, ha visto il coinvolgimento degli studiosi della Libera Università di Bruxelles, degli speleosub dell’associazione Phreatic, e di esperti in biologia, scienze naturali e geologia che, per quasi due anni, hanno studiato i corsi d’acqua che attraversano la catena montuosa tra Siniscola e Lula, tra l’acquifero di “Sa conca ‘e Locoli” e la sorgente di “Fruncu ‘e oche”.

Centinaia di ore di immersione, su profondità di decine di metri e spostamenti in stretti cunicoli lungo versanti in asciutto mai esplorati, hanno permesso di sperimentare nuove tecniche di analisi biologica, del Dna della fauna acquatica e di ricostruire, quindi, la storia della Sardegna fin da quando era ancora un tutt’uno con la penisola Iberica e il sud della Francia.

I due gamberetti più grandi sono stati censiti in ambito scientifico, così da ricordare il territorio di provenienza, come Stenasellus montisalbis e Stenasellus tepilorae.

L'esplorazione

Il parco

«Si tratta di uno studio scientifico su cui il Parco di Tepilora ha creduto fin dall’inizio, perché conoscere le nostre acque carsiche significa mettere al posto giusto i pezzi del puzzle evolutivo del Mediterraneo e della ricca biodiversità che ancora si conserva nelle cavità del Montalbo»,  ha detto il presidente del Parco di Tepilora  Martino Sanna, che ha aggiunto: «La scoperta di nuove specie animali ci racconta di quanto ancora ci sia da analizzare e ricercare in Sardegna. Di quanto questa terra antica abbia custodito per milioni di anni e che, grazie alle innovative metodologie di ricerca come quella biologica sperimentata nel cuore delle nostre montagne, possiamo ancora ritrovare e mettere alla base delle prossime frontiere della conoscenza». 

Gli speleosub

«La Grotta di Sa Conca ‘e Locoli, nel massiccio del Monte Albo»,  ha spiegato lo speleosub Andrea Marassich, «rappresenta uno dei sistemi carsici più complessi della Sardegna. Dopo circa 300 metri, tra pozzi e laghetti, si raggiunge il sifone iniziale da cui si sviluppano due rami distinti. Verso monte si estende il ramo più tecnico, con cinque sifoni progressivamente più impegnativi: il terzo è attualmente il più profondo tra i conosciuti in Sardegna ed è esplorato con rebreather (una respirazione a circuito chiuso) e scooter subacquei. Verso valle, la diramazione Siniscola termina con un quinto sifone stretto e non percorribile; qui la difficoltà principale è la lunga e articolata parte asciutta post-sifone, che richiede elevato impegno fisico e gestione del rischio», ha concluso il presidente dell’associazione Phreatic.

La presentazione

La presentazione nuorese, coordinata dalla direttrice del Parco di Tepilora Marianna Mossa, si è aperta con i saluti istituzionali del sindaco del capoluogo barbaricino, Emiliano Fenu, del presidente della Provincia di Nuoro, Giuseppe Ciccolini, del presidente del Parco di Tepilora e coordinatore della Riserva della Biosfera, Martino Sanna, e del presidente della Federazione speleologica sarda, Angelo Naseddu. È stata poi la volta di Andrea Marassich, presidente dell’associazione Phreatich, che dopo la proiezione di un breve video-documentario sulle ricerche speleo subacquee in grotta è intervenuto sul tema “Il territorio e il monitoraggio”. In collegamento video da Roma Fabio Stoch, della Libera Università di Bruxelles, ha illustrato invece lo studio sulle acque di grotta, le nuove scoperte e le implicazioni sulla biodiversità della Sardegna. Ha chiuso i lavori il geologo e referente della Riserva di Biosfera nell’assemblea del Parco di Tepilora, Francesco Murgia, con un ragionamento dedicato alla “Ricerca e tutela sugli ecosistemi sotterranei: sviluppi progettuali”.

(Unioneonline)

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