Il tribunale di Oristano, con una sentenza di fine luglio, ha restituito un ettaro di bosco urbano, nel cuore della cittadina, accanto al rudere del caseificio Centola, alla società agricola e immobiliare Fides, appartenente alla storica famiglia Albano. Area acquistata nel 1933 dalla vedova di Albano, Teresa De Rosa. La sentenza del tribunale accerta infatti la proprietà del terreno alla società agricola immobiliare Fides  (Albano) e ordina alla società cagliaritana Thomes srl di lasciare il terreno. Lo scorso 30 luglio l'ufficiale giudiziario ha eseguito la riconsegna. Si tratta dell'area che il Tribunale civile di Oristano ha restituito, sul piano dell'accertamento giudiziale, alla Società Agricola Immobiliare Fides, che l'aveva acquisita con atto notarile, il 22 dicembre del 1951.

Dalla fondazione a oggi la compagine sociale non è mai uscita dalle mani della famiglia, che ne detiene per intero le quote. Con la sentenza depositata il 23 aprile e pronunciata dal giudice Giada Rutili al termine di un giudizio iniziato nel 2021, il Tribunale ha respinto la domanda di usucapione avanzata dai macomeresi Mario Paba e Giuseppa Flore e ha ordinato alla Thomes srl, società cagliaritana, di rilasciare il fondo, condannando i venditori a tenerla indenne. Una vicenda che ruota attorno a un atto pubblico, risalente del 6 ottobre 2020. Con quel rogito Paba e Flore, avevano trasferito il terreno alla Thomes srl per diecimila euro, dichiarando di averne acquistato la proprietà per usucapione. Un titolo, cioè, mai passato per un accertamento giudiziale né per una trascrizione a monte: circostanza di cui lo stesso atto dava conto, con il notaio esonerato dalle visure ipotecarie e catastali e le parti avvertite del rischio dell'acquisto da preteso usucapiente.

La conservatoria di Nuoro accettò la voltura con riserva, annotando la discontinuità della catena dei passaggi. Proprio su quella discontinuità che si è giocata la causa. Da un lato una catena documentale ininterrotta, l'atto del 1951, i frazionamenti catastali, la cessione all'Arst del 1993 e l'esproprio del 1998, entrambi notificati alla Fides come proprietaria. Dall'altro un possesso che, secondo il Tribunale, non aveva i requisiti per maturare l'acquisto a titolo originario.

«Pesa in particolare un documento del 25 aprile 1988 - spiega Francesco Albano, erede della storica famiglia industriali del formaggio - un comodato, su carta intestata della società, con cui Mario Paba riconosceva per iscritto la Fides come proprietaria dell'area e otteneva l'autorizzazione ad aprirvi una breccia. Chi si riconosce comodatario, in diritto, non possiede, ma detiene. E la detenzione non porta a usucapione. Non essendoci stata riconsegna spontanea, la società ha promosso l'esecuzione per rilascio».

Il 30 luglio l'ufficiale giudiziario dell'Unep di Oristano ha immesso la Fides - Albano nel possesso dell'area. Area che nel frattempo aveva accumulato anni di abbandono, e un muro di cinta su Corso Umberto in condizioni tali da richiedere l'intervento della Polizia locale e una denuncia contro ignoti per danneggiamento. La partita, però, non è chiusa. La Thomes srl ha infatti proposto appello, con  l'udienza fissata a Cagliari il prossimo 13 ottobre. Fino ad allora la sentenza resta non definitiva.

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