Macomer, appiccato un incendio nel centro migranti. Nuove tensioni con la polizia
La denuncia: «I rischi aumentano, si tratta del secondo rogo». Appello alla politica: «Basta emergenze»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un incendio appiccato in un blocco del centro rimpatri di Macomer fa salire nuovamente la tensione all’interno della struttura tra poliziotti e migranti. L’episodio si è verificato nella giornata di ieri, a denunciarlo è il sindacato di polizia Siulp.
«Si tratta dell’ennesimo grave episodio che ripropone, con tutta la sua drammaticità, una situazione denunciata da tempo e che non può più essere affrontata come una mera emergenza contingente».
L’incendio è stato appiccato all’interno di uno dei blocchi della struttura, dando vita a momenti di forte tensione e mettendo concretamente a repentaglio l’incolumità di tutti. «Si tratta di un episodio di particolare gravità che assume contorni ancora più preoccupanti – denuncia il sindacato - se si considera che una parte del Cpr risulta già inutilizzabile proprio a causa di un precedente incendio, circostanza che riduce gli spazi disponibili, rende ancora più complessa la gestione della struttura e accresce il livello di rischio operativo per il personale chiamato a garantirne il funzionamento».
Una situazione che non è degenerata «solo grazie alla professionalità degli agenti». Su questo punto il sindacato è netto: «Gli operatori della polizia sono chiamati, ogni giorno, a svolgere un servizio di straordinaria complessità, che richiede competenze professionali elevate, equilibrio, autocontrollo e capacità di intervento in situazioni ad altissimo rischio. Lo fanno con assoluta dedizione e nel rigoroso rispetto della legge, ma troppo spesso in condizioni operative rese difficili da criticità strutturali, organizzative e normative che finiscono inevitabilmente per gravare sulle loro responsabilità».
«Non è accettabile – si legge in una nota - che episodi di questa natura si ripetano con una frequenza tale da rischiare di essere considerati fisiologici. Ogni incendio, ogni atto di violenza, ogni danneggiamento rappresenta un concreto pericolo per la vita e l’integrità fisica degli operatori».
Il Siulp Sardegna «richiama con forza la responsabilità della politica, nazionale e regionale, affinché affronti finalmente la questione dei Centri di permanenza per i rimpatri con un approccio pragmatico e risolutivo, abbandonando logiche emergenziali che hanno dimostrato tutti i loro limiti».
(Unioneonline/A.D)
