Borore, “no” del Comune al progetto di realizzazione di un impianto elettrochimico in un terreno agricolo
Nell’area prevista l’installazione di container tecnologici, una sottostazione elettrica, viabilità di cantiere e un’estesa rete di connessione elettricaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sì alla transizione energetica, ma un no deciso del Comune al progetto autorizzato dal Ministero dell’Ambiente e sicurezza energetica per la realizzazione di un impianto di accumulo elettrochimico (BESS) da 55 megawatt nella zona agricola di Badde Pedrosa, presentato dalla società Viola Rinnovabili S.r.l.
In quelle campagne si dovrebbe installare i container tecnologici, una sottostazione elettrica, viabilità di cantiere e un’estesa rete di connessione elettrica che impatterà in modo permanente su un’area a vocazione puramente agricola.
«La transizione non deve trasformarsi in una scelta speculativa o tecnocratica a scapito dell'identità e delle risorse primarie degli stessi territori». Questo recita un documento dell'amministrazione comunale, che aggiunge: «La localizzazione degli impianti energetici non può dipendere solo dalla convenienza del proponente. Non si può sacrificare il suolo agricolo e la memoria archeologica quando esistono alternative idonee, come le aree industriali presenti del nostro paese e del nostro territorio, prima fra tutte la zona industriale di Tossilo».
Non ci sarà infatti nessuna ricaduta economica o di servizi alla collettività. Il Comune ha quindi formalizzato un documento di osservazioni che invierà al Mase e a tutti gli enti coinvolti, fondato su precisi elementi tecnici e normativi. L'area individuata è classificata come agricola dal Puc. L’insediamento di un'infrastruttura industriale di tali dimensioni snatura la pianificazione locale. Per il Comune non è stata fornita alcuna motivazione oggettiva sul motivo per cui siano state scartate le aree industriali e consortili già urbanizzate e presenti nel territorio. Il tracciato del cavidotto interferisce direttamente con la fascia di tutela (100 metri) del Nuraghe Sa Matta ‘e Sa Muzzere e minaccia un contesto territoriale ricco di testimonianze storiche (nuraghi e tombe dei giganti).
La Soprintendenza ha già evidenziato un rischio archeologico elevato che richiede approfondimenti rigorosi. Risultano ancora da chiarire le criticità sollevate da Enura Spa in merito all'interferenza diretta tra le opere elettriche e la rete del gasdotto Sardegna Nord. Tra l'altro la Regione ha espresso valutazioni ostative al progetto richiamando la Legge Regionale n. 20/2024 sulle aree non idonee. «Confermiamo- scrive il sindaco Tore Ghisu- che non solo vigileremo con estremo rigore sul rispetto elle procedure e delle prescrizioni ma che si riserva, al pari degli altri enti e soggetti contrari (Soprintendenza e Regione) di intraprendere qualsiasi azione amministrativa e giudiziaria, che potrà essere condivisa con questi enti, per tutelare l'ambiente, il paesaggio, l'agricoltura e gli interessi della comunità di Borore».
