Scommettere su un'agricoltura etica e sostenibile dal punto di vista sociale ed economico, aprendo le porte delle aziende agricole a chi vive una condizione di disagio o svantaggio per farne uno strumento di sostegno e di riscatto, restituendo alla terra il suo ruolo originario: produrre benessere in maniera orizzontale. E' questo l'obiettivo dell'associazione "Imparis - Agricoltura Sociale Regione Sardegna", la rete regionale che riunisce imprenditori e cooperative che hanno scelto di fare agricoltura sociale in Sardegna. "Imparis", ovvero insieme, per unire le forze e lanciare nell'Isola un nuovo modello di agricoltura, un'agricoltura con la vocazione del sociale.

L'associazione, costituita nel luglio 2013, ha già raccolto l'adesione di circa 50 soggetti, tra imprenditori agricoli e cooperative, distribuiti su tutto il territorio sardo, da Sassari e Porto Torres a Olbia, dall'Ogliastra al Medio Campidano, dall'Iglesiente alla Marmilla e Guspinese, passando per Oristano, la Planargia, il Guilcer e il Barigadu. "Oltre che alla qualità del prodotto - spiega in una nota Giovanna Porcu, presidente dell'associazione - noi prestiamo attenzione anche alla qualità della produzione, di chi e come è stato impiegato per produrlo, di quanto e quale benessere ha generato non solo in termini economici, ma anche sociali.

Dietro i nostri prodotti o servizi c'è la storia di un riscatto, di un'emancipazione: quella di un ex detenuto piuttosto che di un minore problematico, di una donna che ha subito violenza, di una persona con disabilità, di un ex disoccupato, Il nostro obiettivo - conclude - è anche quello di evitare lo spopolamento delle campagne e delle zone interne dell'Isola".
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