Nel luglio di dieci anni fa un turista veronese di 47 anni morì dopo essersi buttato nel mare di Is Arenas per salvare il figlio di otto anni. Per quella tragedia, che costò la vita all'insegnante di educazione fisica Walter Pedrotti, il Tribunale di Oristano ha condannato il Comune di Narbolia a risarcire un milione e 200 mila euro di danni ai familiari. Sarebbero stati sufficienti cartelli che indicassero il pericolo e galleggianti che segnalassero il limite di acque sicure.

La decisione del giudice Giorgio Murru è clamorosa perché per la prima volta in Sardegna chiama un'amministrazione comunale costiera a rispondere di un evento tragico accaduto in mare. E lo fa in modo pesante condannando il Comune al pagamento dei danni. A distanza di qualche tempo dalla morte dell'insegnante, la moglie Marta Fischer, i figli Giovanni e Michele (rappresentati dagli avvocati Caterina Cabiddu, Lorenzo Cantone e Luca Casula) avevano, infatti, citato in giudizio il Comune, la Provincia e il campeggio Is Arenas (dove da qualche giorno la famiglia veneta trascorreva le vacanze): questi ultimi due sono stati ritenuti dal Tribunale estranei alla vicenda perché non avevano alcun obbligo.

Nelle venti pagine di sentenza il giudice spiega puntigliosamente le motivazioni: «L'amministrazione comunale deve essere ritenuta responsabile per colposa inottemperanza all'ordinanza dell'Ufficio circondariale marittimo di Oristano e della mancata adozione di idonee segnalazioni attestanti il grave pericolo per quanti si fossero immersi in quel tratto di mare, privo del servizio di salvamento». Il documento, emesso il 20 maggio 2000 e trasmesso al Comune il 6 giugno - quindi un mese prima della tragedia - ordinava che «i Comuni, qualora non provvedessero a garantire il servizio di salvamento, devono apporre immediatamente nelle spiagge segnaletica ben visibile». E non è tutto. «I Comuni devono segnalare i limiti entro i quali può bagnarsi chi non è esperto nel nuoto: il limite deve essere segnalato con appositi galleggianti bianchi. Il mare di Is Arenas è considerato ad alto rischio: proprio per questo nel piano di salvamento della Provincia è fra quelli più presidiati. L'amministrazione comunale di Narbolia, spiega il giudice Murru, «era stata dunque tempestivamente allertata, come peraltro accade in prossimità della stagione estiva, in modo da sistemare la segnaletica in spiaggia. In quello stesso tratto di mare, peraltro, solo un anno prima, l'8 luglio 1999, erano annegati altri due turisti».

PATRIZIA MOCCI
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