Questo pomeriggio alle 15, la spiaggia di Pistis è stata teatro di un momento di grande emozione: la liberazione di Camille, esemplare di Caretta Caretta ritrovato lo scorso febbraio a Piscinas e soccorso grazie all’intervento del Corpo Forestale di Guspini, e subito inserita nel protocollo della Rete regionale per la conservazione della fauna marina della Sardegna.

La tartaruga era stata trovata in gravi condizioni, avvolta in nylon e altri rifiuti marini (marine litter), con una lieve lesione alla pinna anteriore sinistra. Trasportata d’urgenza alla Clinica Due Mari di Oristano per le prime cure, era stata poi affidata al centro recupero del Sinis (Cres), dove per quattro mesi ha seguito un percorso di riabilitazione che le ha permesso, oggi, di tornare libera in mare.  Prima della liberazione, i ricercatori Andrea Camedda e Andrea De Lucia hanno illustrato ai numerosi partecipanti il lavoro che sta dietro a ogni operazione di soccorso e tutela delle Caretta Caretta, alla presenza degli enti che collaborano come il BLON di Oristano, la Guardia Costiera, Sea Scout Cooperativa Sociale e l’Associazione Porto Palma. «Ogni volta è una grande emozione», ha raccontato Camedda, «momenti come questo sono fondamentali non solo per la singola tartaruga, ma per l’intera comunità. Sensibilizzare la cittadinanza sull'importanza della salvaguardia delle tartarughe e su quanto sia fondamentale il supporto di ciascuno è la base del nostro centro». Il coinvolgimento del pubblico è, infatti, essenziale nella conoscenza e nella protezione di una specie minacciata soprattutto dall’inquinamento marino e dalla plastica disseminata nei mari.

Il nome scelto per l’esemplare, poi, ha una storia particolare, legata a una scelta non casuale del team del centro. È stato infatti un tirocinante francese, al suo primo recupero, a battezzare la tartaruga “Camille”. «Abbiamo voluto che fosse proprio lui a scegliere il nome», racconta Camedda. «Il primo recupero rappresenta un momento fondamentale nel percorso di formazione di chi si avvicina a questo lavoro. Lasciare a lui questo piccolo ma significativo gesto è un modo per coinvolgerlo pienamente nell’esperienza, perché possa sentirsi parte attiva di un percorso che resterà con lui per tutta la carriera».

Con il ritorno di Camille tra le onde, il centro del Sinis conferma ancora una volta il proprio ruolo cruciale nella tutela delle tartarughe marine lungo le coste sarde, un impegno che richiede dedizione quotidiana e che trova nella collaborazione tra enti, volontari e ricercatori la sua forza principale.

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