Investito in bici a sei anni, ce l’ha fatta: torna a casa dopo 14 interventi
Tredici mesi e mezzo di cure al Bambino Gesù di Roma, il piccolo è salvo e domani sarà di nuovo in Sardegna assieme alla famiglia. Il padre: «Solidarietà enorme»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sei anni e la vita davanti, settembre, la scuola appena cominciata. Poi l’imprevedibile, che accade durante una domenica pomeriggio trascorsa a giocare in sella alla sua bicicletta: un incidente stradale, gravissimo. E la luce si spegne. Tutto è sospeso.
La cronaca di quel giorno racconta dei soccorsi urgenti, del trasporto all’ospedale Brotzu di Cagliari con l’elisoccorso. E poi il trasferimento a Roma con un volo dell’aeronautica militare: troppo gravi i traumi riportati. Destinazione ospedale pediatrico Bambino Gesù.
L’odissea di un bimbo di sei anni e della sua famiglia, residente in un piccolo paese del Medio Campidano (omettiamo i nomi e i dettagli per tutelare la privacy del minore), durerà tredici mesi e mezzo e quattordici operazioni molto delicate. A cui si aggiunge lo stravolgimento della vita dei genitori e del fratellino che dall’oggi al domani si trovano catapultati in una situazione che nessuno vorrebbe vivere, ma tutti uniti per assistere e dare coraggio al piccolo di casa.
«Sono stati momenti davvero difficili – racconta il padre – abbiamo dovuto fare grandi sacrifici, fortunatamente ci sono state vicine tantissime persone sia nel nostro paese che fuori. A Roma sono stato ospite di Casa Ronald McDonald, devo ringraziare davvero tutti i volontari delle associazioni che ci hanno aiutato, anche in ospedale».
La solidarietà non è mancata neanche in Sardegna. «Sono titolare di un’azienda – prosegue – ho dovuto mollare tutto, pensavo di dover chiudere. Sono stati gli operai a decidere di tirare avanti l'impresa autonomamente. Così oggi siamo ancora in piedi».
Online sono tante le foto, i post ed i video che testimoniano i progressi nelle cure: «Inizialmente non ce la sentivamo, poi abbiamo pensato che pubblicarli fosse un modo per dare coraggio a nostro figlio e a noi stessi».
Un miglioramento dopo l’altro e il tanto atteso via libera dei medici per le dimissioni: cinture allacciate, domani si torna a casa.
