A Gonnosfanadiga arrivano i “cacciatori” di terre rare. Il sindaco: «No al progetto»
Il passaggio successivo potrebbe essere l’apertura di una nuova miniera: «Preoccupazione per i possibili effetti ambientali»(Ansa - EPA/QILAI SHEN)
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Cacciatori di terre rare in arrivo a Gonnosfanadiga, col sindaco Andrea Floris che lancia l’allarme: «Non accetteremo scempi ambientali». Al centro della vicenda c’è il progetto di ricerca mineraria “Pira Inferida”, presentato dalla società Raw Materials Italia srl, per il quale è stata presentata istanza autorizzativa all’Assessorato regionale dell’Industria. La società vorrebbe cercare rame, tungsteno, bismuto, antimonio, cobalto, nichel e neodimio su una superficie di quasi duemila ettari nelle montagne di Gonnosfanadiga.
Allarme e rischi
Ma a preoccupare l’amministrazione comunale non è tanto e soltanto l’attività esplorativa: in caso di individuazione di mineralizzazioni economicamente sfruttabili, il passaggio successivo potrebbe essere infatti quello dell’apertura di una nuova miniera. Uno scenario che la Giunta considera incompatibile con il futuro immaginato per il territorio. Il sindaco Floris ha comunicato apertamente la contrarietà dell’amministrazione, sottolineando come una nuova attività mineraria non rientri nel programma di sviluppo del paese, orientato alla valorizzazione turistica e alla tutela dell’ambiente. A mettere in evidenza le possibili conseguenze ambientali è anche Gianni Mandis, assessore all’Urbanistica e geologo professionista esperto del territorio gonnese. «È veramente improponibile nelle nostre meravigliose montagne un progetto di tal genere, che porterebbe allo sventramento di porzioni di roccia imponenti, distruggendo flora e fauna locali», sono le sue parole. «Ci sono inoltre canali imponenti, oggetto di corrivazione idrica in gran parte dell’anno, che solcano la superficie dei nostri rilievi», spiega Mandis, ricordando il loro collegamento con il Rio Perda de Pibera, il Rio Zairi e il Rio Piras. Il timore riguarda anche possibili contaminazioni legate alle lavorazioni estrattive.
No convinto
La posizione dell’amministrazione, dunque, è già chiara. «Abbiamo esposto ai rappresentanti dell’azienda la nostra assoluta contrarietà al progetto», ha dichiarato Floris. E davanti alla possibilità che la vicenda prosegua, il sindaco avverte: «Saremo anche pronti alla mobilitazione, se questo dovesse rendersi necessario». La partita è ora legata all’iter autorizzativo. Ma Gonnosfanadiga la sua risposta l’ha già data. «La Sardegna nel passato, anche recente, ha dato anche troppo. Adesso basta», conclude Floris: «Tottusu impari po difendi sa terra nostra!».
Il caso Sulcis
Intanto nel Sulcis una delegazione di Mimit, Mase e Ispra ha svolto una missione istituzionale di due giorni tra Monteponi, Portovesme e Silius nell’ambito delle iniziative per lo sviluppo proprio delle filiere delle materie prime critiche, cioè le risorse minerali d’importanza economica per l’Ue. La delegazione ha visitato alcuni tra i principali siti minerari e industriali, approfondendo le attività di recupero ambientale di Igea, visitato il laboratorio CESA e lo stabilimento della Portovesme srl. La seconda giornata è stata dedicata alla miniera di Silius. «La Sardegna – ha detto l’assessore all’Industria Emanuele Cani – dispone di un patrimonio minerario, industriale e scientifico unico nel panorama nazionale. Il confronto con il Mimit, il Mase e Ispra conferma il ruolo sempre più centrale che l’isola può svolgere nelle politiche industriali e minerarie del Paese».
Federico Meloni
(ha collaborato Antonella Pani)
