L’ultimo abbraccio sul campetto: passati più di 30 anni il ricordo a Torre delle Stelle resta intatto
Alessandro Bizzo aveva dieci anni quando nel 1992 perse la vita dopo aver tirato un rigore in una partitella tra amici. Il memorial a lui dedicato è ogni anno un viaggio nel tempoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Alessandro Bizzo di anni ne aveva dieci. Era il 1992. Il 1° di agosto. A Torre delle Stelle, in un’estate calda ma non torrida come queste che ci toccano adesso, si giocava la solita partitella tra amici. Ragazzi e ragazzini, tutti insieme, in quelle serate dopo il mare che erano famiglia allargata. Anche agonismo, ma stemperato dal sentirsi parte di una comunità.
Si arrivò ai rigori, in quella sfida. Alessandro ne battè uno. Il primo. Nessuno ricorda più come finì. Se dentro o fuori. Se parato o in rete. Tutti, invece, non possono dimenticare che dopo quel tiro, Alessandro si accascia, con indosso la maglia numero 4 del Barcellona. Quella di Koeman.
Alessandro viene portato di corsa in guardia medica. In braccio lo prende Filippo Melis che di anni ne aveva sei in più rispetto al compagno di squadra. «Ci conoscevamo da un anno. In quel campetto c’era la nostra gioventù». In versione estiva. Il pallone valeva molte cose insieme. Era anche un collante oltre l’età.
Finisce in tragedia, quel primo agosto. Dopo la guardia medica ci sarebbe stato l’ospedale. Ma la vita di Alessandro si ferma prima. Nel tragitto in ambulanza. Aveva una malformazione al cuore, Alessandro. E nessuno lo sapeva. Quel rigore, quell’emozione fortissima, glielo manda in tilt. L’adolescenza, per quel bambino che amava il calcio, non inizierà mai.
Passano altre estati. Ma Filippo Melis quella corsa con Alessandro in braccio non se la dimentica. È un chiodo fisso. È una parentesi aperta. È una ferita che non si cura. Nel 1996 nasce il Memorial Alessandro Bizzo. Grazie a Filippo. «Ma anche a tutta Torre delle Stelle». Quest’anno la trentunesima edizione, anche se Alessandro non c’è più da trentaquattro anni.
Si gioca nello stesso campetto. «Quello piccolo». E per chi conosce Torre, basta questo per capire dove sia. All’ingresso del parco. «Era sterrato allora – continua Melis –, oggi in cemento». A Ferragosto, vuole la tradizione, ci sono le premiazioni. Al Memorial ha giocato anche Stefano, il fratello di Alessandro, arrivato dopo. «Dietro la manifestazione ci sono gli amici di sempre, gli sponsor, i premi. Dietro il memorial c’è la famiglia Bizzo». Ma in nome di Alessandro ha preso forma anche e soprattutto una fratellanza dello sport: «In questi anni ci siamo dati anche regole. Un piccolo codice normativo interno – spiega Melis –. In campo è vietato dire parolacce. Per battere una punizione c’è una distanza da rispettare, sempre e comunque. Non ci si deve aiutare solo tra compagni ma anche tra avversari, destinati a diventare amici pure loro».
Per provare a capire un po’ della bellezza umana, bisogna ascoltare Filippo Melis, per intero: «Ogni primo agosto, ovunque io sia, è un momento particolare. È come avere sempre Alessandro in braccio e correre. Perché a quell’età la morte non esiste. Ricordo che nel 1992 quel giorno cadeva di sabato».
Filippo Melis è un insegnante di Lingue. Con Alessandro nel cuore.
