Lula, Laura Manfredi si difende in Aula:"Volevo la verità su delitto di mia figlia"
«Non ho calunniato nessuno. Sono stata denunciata per un'accusa infondata, che di fatto ha avuto l'effetto di mettere una pietra tombale sulle indagini per la morte di mia figlia Luisa». Laura Manfredi si difende in aula dall'accusa di aver calunniato l'ex comandante provinciale dei carabinieri Salvatore Favarolo.Lo ha fatto ieri leggendo un breve memoriale di fronte al giudice, prima che il processo venisse rinviato al 21 novembre per la discussione e la sentenza.
L'ACCUSA Laura Manfredi avanzò il sospetto che l'allora comandante Favarolo avesse avvisato l'ex sindaco di Lula Maddalena Calia del fatto che il suo assessore Giampietro Cicconi era sotto intercettazione nell'ambito dell'inchiesta per il delitto di Luisa, la figlia di Matteo Boe e della Manfredi uccisa a Lula il 25 novembre del 2003. Per tutta risposta il sostituto procuratore Maria Angela Passanisi ne chiese il rinvio a giudizio per calunnia. Ieri Laura Manfredi (difesa dall'avvocato Gian Luigi Mastio) ha spiegato che la sua era stata solo una richiesta affinché si faccessero accertamenti dopo aver letto una frase contenuta nelle intercettazioni disposte su un traffico d'armi in paese in cui Cicconi parrebbe vantarsi con l'allora collega di giunta Giovanni Puggioni, di aver saputo di essere intercettato.
LA DIFESA Su questi presupposti, nell'opposizione alla richiesta di archiviazione della posizione di Cicconi sull'omicidio della figlia, Laura Manfredi, paventò l'ipotesi di una clamorosa fuga di notizie. «Non ho calunniato nessuno - ha detto ieri - volevo nuovi accertamenti e dopo aver sentito alcune testimonianze in questo processo, sono ancora convinta che fossero necessari»
L'ISTANZA Nell'istanza al Gip la Manfredi non aveva lesinato critiche agli inquirenti che, a suo parere, non avevano approfondito la pista politica legata ai cosiddetti veleni di Lula, privilegiando invece quella del fidanzatino deluso poi caduta. Sulla fuga di notizie era intervenuto l'allora pm Passanisi, titolare anche del fascicolo sull'omicidio: «Le cose non stanno come le ha interpretate la signora Manfredi - erano state le parole del magistrato -, tanto è vero che un mese dopo quell'intercettazione uno dei due personaggi citati è finito in carcere su nostra richiesta e l'altro è stato processato».