Riceviamo un intervento di Ettore Crobu, presidente dell'Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Cagliari

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«La Sardegna ha vissuto una delle giornate più calde mai registrate. Il 17 luglio numerose località dell'Isola hanno superato i 45 °C, con un picco di 47,5 °C a Santa Lucia di Capoterra, seguito da 47,3 °C a Castiadas – San Pietro, 46,7 °C a Macchiareddu, 46,6 °C a Flumini Uri (San Vito), 46,3 °C a Uta e 46,1 °C a Tertenia. Tra i comuni che hanno superato i 45 °C figura anche Vallermosa, dove sono stati registrati 45,3 °C, insieme a Capoterra, Decimomannu, Dorgali, Oliena, Sestu, Villasor, Poggio dei Pini e Nuraminis.

Non siamo di fronte soltanto a un record meteorologico. Questi dati confermano che il cambiamento climatico è ormai una realtà con cui la Sardegna deve confrontarsi quotidianamente. Le conseguenze interessano tutti, ma colpiscono in modo particolare il settore agricolo e forestale, che vive in stretta relazione con gli equilibri naturali.

Le ondate di calore, la crescente scarsità della risorsa idrica, gli eventi meteorologici estremi e l'aumento del rischio incendi stanno modificando profondamente il nostro territorio. Le imprese agricole sono costrette ad affrontare una riduzione delle produzioni, un incremento dei costi di gestione e una sempre maggiore difficoltà nella programmazione delle attività.

Gli incendi rappresentano uno degli effetti più devastanti di questo scenario. Oltre alla distruzione di boschi, pascoli e colture, essi provocano un danno spesso meno evidente ma assai più grave: quello al suolo, patrimonio naturale insostituibile sul quale si fonda l'intero sistema agricolo.

Le temperature estreme e il passaggio del fuoco accelerano la degradazione della sostanza organica, componente fondamentale della fertilità dei terreni. È proprio la sostanza organica che consente al suolo di trattenere l'acqua, alimentare la biodiversità, migliorare la struttura del terreno e sostenere la produttività delle colture. Quando questo patrimonio viene progressivamente impoverito, il suolo perde resilienza, diventa più vulnerabile all'erosione e alla siccità e si innesca un processo che favorisce la desertificazione del territorio.

La desertificazione non significa soltanto l'avanzata del deserto, ma la progressiva perdita della capacità del suolo di svolgere le proprie funzioni produttive, ecologiche e ambientali. È un fenomeno silenzioso che riduce la fertilità, compromette le produzioni agricole, altera gli ecosistemi e rende il territorio sempre più fragile di fronte agli eventi climatici estremi.

Per questo motivo non possiamo limitarci a intervenire durante le emergenze. È necessario investire con decisione nella prevenzione degli incendi, nella gestione attiva delle aree forestali e rurali, nella tutela del suolo, nel risparmio della risorsa idrica e nell'adozione di pratiche agronomiche capaci di aumentare il contenuto di sostanza organica dei terreni.

La Sardegna possiede competenze tecniche, professionalità e conoscenze per affrontare questa sfida. I Dottori Agronomi e i Dottori Forestali sono chiamati a dare il proprio contributo nella pianificazione territoriale, nella gestione sostenibile delle risorse naturali e nell'accompagnare le aziende agricole verso modelli produttivi sempre più resilienti ai cambiamenti climatici.

Le temperature record registrate in questi giorni devono rappresentare un campanello d'allarme, ma anche uno stimolo ad agire. La tutela del suolo, dell'acqua e del patrimonio forestale non riguarda soltanto il mondo agricolo: riguarda il futuro della Sardegna.

Oggi più che mai è necessario comprendere che proteggere il suolo significa proteggere la nostra capacità di produrre cibo, conservare il paesaggio, difendere la biodiversità e consegnare alle future generazioni un territorio ancora vivo e produttivo. Solo attraverso una visione condivisa, fondata sulla prevenzione, sulla conoscenza scientifica e su una corretta gestione del territorio, sarà possibile affrontare una delle più grandi sfide del nostro tempo».

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