L'Isola che si svuota: nei piccoli centri 4 anziani per ogni bambino, e il 70% di chi parte ha almeno un diploma
Nessuna provincia sarda registra una crescita demografica. L’appello di Cisl Sardegna alla Regione: «Patto per lo sviluppo, il lavoro e la formazione: priorità trattenere e attrarre lavoro e competenze»(foto Ansa)
Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Non solo una crisi demografica, ma «una crisi di prospettiva. Un fenomeno strutturale che assume ormai i contorni di un’emergenza per il futuro economico e sociale dell’Isola».
Così la Cisl Sardegna in una nota che prende in esame gli ultimi dati diffusi dall’Istat il 30 aprile nell’ambito del Censimento permanente della popolazione, e dai quali traspare per l’Isola un quadro a dir poco allarmante: al 31 dicembre 2024 la popolazione residente è scesa a 1.562.381 abitanti, con una perdita di 8.072 persone in un solo anno (-0,5%). Nessuna provincia sarda registra una crescita demografica.
CULLE VUOTE – Particolarmente preoccupante il dato relativo alla natalità: nel 2024 in Sardegna sono nati appena 7.052 bambini, il minimo storico regionale, con 190 nascite in meno rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo si registrano 18.519 decessi, determinando un saldo naturale negativo di 11.467 unità.
Il tasso di natalità si ferma al 4,5 per mille, mentre l’età media della popolazione sale a 49,2 anni e l’indice di vecchiaia raggiunge 282,5 anziani ogni 100 giovani sotto i 15 anni, confermando un progressivo e profondo squilibrio nella struttura demografica dell’Isola.
GIOVANI IN FUGA – A rendere ancora più critico il quadro è l’esodo costante dei giovani, molti dei quali lasciano la Sardegna per motivi di studio o lavoro, con una crescente incidenza di profili altamente qualificati. Tra i giovani che emigrano, tra il 30% e il 35% è laureato, mentre tra il 45% e il 50% possiede un diploma di scuola secondaria superiore: complessivamente, oltre il 70% di chi parte ha almeno un diploma. Un dato che evidenzia come non stiano lasciando la Sardegna soltanto giovani in cerca di opportunità, ma una quota rilevante di competenze formate dal sistema regionale.
«Non è solo una questione demografica. È una questione di sviluppo» afferma Pier Luigi Ledda, segretario generale della CISL Sardegna. «Perché a partire non sono solo persone, ma competenze, lavoro qualificato e capitale umano».
Secondo la CISL Sardegna, alla base di questa dinamica vi sono fattori strutturali evidenti: salari inferiori alla media nazionale, diffusa precarietà occupazionale, minore presenza di lavoro stabile e qualificato, debolezza del sistema produttivo regionale. Il peso dell’industria in Sardegna si attesta infatti intorno all’8% del valore aggiunto, contro una media nazionale di circa il 20%, segnalando una fragilità strutturale dell’economia isolana.
«Una regione che perde popolazione perde forza lavoro, domanda interna, presidio dei territori, capacità produttiva e sostenibilità del welfare», prosegue Ledda. «Senza persone non c’è sviluppo. La priorità è trattenere e attrarre lavoro, giovani e competenze».
NEI PICCOLI COMUNI – La situazione appare ancora più grave nei piccoli comuni: nei centri con meno di 1.000 abitanti l’età media supera i 52 anni e l’indice di vecchiaia si avvicina a 400, e cioè quasi 400 persone con più di 65 anni per ogni 100 bambini o ragazzi nella fascia 0-14 anni, in sostanza una proporzione di 4 anziani per ogni bambino/giovane con un concreto rischio di desertificazione sociale.
«Non possiamo trattare la demografia come un capitolo separato dalle politiche pubbliche», sottolinea il ancora Ledda. «La natalità non si sostiene con misure isolate, ma costruendo le condizioni affinché una giovane coppia possa restare in Sardegna: lavoro dignitoso, casa, servizi educativi, sanità territoriale, trasporti efficienti e opportunità di crescita professionale».
L’APPELLO – La CISL Sardegna propone di inserire la questione demografica dentro una strategia regionale integrata, a partire da Agenda Sardegna e da un Patto per lo sviluppo, il lavoro e la formazione, finalizzato alla costruzione di un vero e proprio Piano per la rinascita della Sardegna.
«La Sardegna deve scegliere se limitarsi a registrare il declino o governare una nuova fase di sviluppo», conclude Ledda. «Senza persone non c’è sviluppo. Ma senza lavoro stabile, salari adeguati e un sistema produttivo più forte non ci saranno persone».
(Unioneonline/v.l.)
